La Raggi dai pm per lo stadio scarica la palla a Bonafede

Il sindaco di Roma prende le distanze da Lanzalone e racconta i rapporti tra il manager e il Guardasigilli

Gli agganci nel mondo della politica, i canali preferenziali aperti con il Comune e con la Regione, il meccanismo della corruzione, il gioco dei favori. Ieri è stata una lunga giornata di interrogatori per la Procura di Roma davanti alla quale hanno sfilato sia gli arrestati sia i testimoni. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Barbara Zuin lavorano per chiarire i ruoli di tutti i personaggi del sistema dell'imprenditore Luca Parnasi: dagli attori principali, lo stesso Parnasi e l'ex presidente di Acea, Luca Lanzalone, alle comparse. Inchiesta che per ora resta circoscritta alla politica romana ma rischia di arrivare fino al governo dei Cinquestelle. Oltre un'ora in Procura ieri per la sindaca di Roma Virginia Raggi, ascoltata come persona informata sui fatti, per chiarire i suoi rapporti con Luca Lanzalone, in riferimento alla mediazione tra il Campidoglio, la società di Parnasi Eurnova ed il club giallorosso per il progetto sullo stadio. Già durante l'intervista di due sere fa a Porta a Porta la Raggi, che si definisce «parte lesa», aveva tirato in ballo Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia, e Riccardo Fraccaro, ministro dei Rapporti con il Parlamento. «Sono stati loro a presentarmi Lanzalone», ha ribadito ieri davanti ai magistrati. E ora il Pd chiede a gran voce che Bonafede dia spiegazioni in Parlamento e che i magistrati acquisiscano le dichiarazioni della Raggi. Gli inquirenti vogliono capire come mai Lanzalone, chiamato all'inizio del 2017 soltanto per valutare il nodo del risarcimento eventualmente dovuto alla ditta di Parnasi nel caso in cui fosse stato annullato il progetto dello stadio, sia poi diventato uno stretto collaboratore della Raggi. Da chiarire quale sia stato il ruolo di Lanzalone nell'evidente cambio di rotta da parte del Campidoglio inizialmente ostile al progetto. Cruciale la testimonianza dell'ex assessore, Paolo Berdini, che ha spiegato come man mano che l'ex presidente Acea diventava sempre più prezioso per il Campidoglio quest'ultimo cambiava progressivamente opinione sullo stadio. Come mai è passato da consulente a stretto consigliere del sindaco? Ruolo confermato anche dallo stesso Lanzalone in una intercettazione nella quale dice: «Noi abbiamo ricevuto una sola cosa da una sola persona che si chiama Virginia Raggi». E come mai è stato nominato presidente Acea? La Raggi ha spiegato che per la scelta sono stati esaminati «una serie di curriculum e tra questi quello di Lanzalone». Versione che non coincide con quella del vicepremier Luigi Di Maio: «Lanzalone ci ha aiutato a ridurre le cubature presenti nel progetto originario. Per questo è stato premiato».

Nelle carte dell'inchiesta anche il nome di Giovanni Malagò, che ha subito protestato di non sapere di esser indagato. Il presidente del Coni tramite il suo legale, Carlo Longari, ha chiesto di essere interrogato quanto prima per chiarire la sua posizione. Malagò avrebbe interloquito in più occasioni con Parnasi a proposito della realizzazione sia dello stadio di Roma sia di quello di Milano. L'11 marzo scorso gli avrebbe presentato il compagno della figlia, Gregorio, caldeggiando per lui una possibile opportunità professionale.

In Procura anche Michele Civita, consigliere regionale, ex assessore nelle giunte Zingaretti, alla Provincia e alla Regione, che si è difeso definendo «una leggerezza» l'aiuto chiesto per il figlio ed ha respinto l'accusa di corruzione. A San Vittore Parnasi ha taciuto, ma il suo avvocato Giorgio Tamburrini ha spiegato che parlerà quando verrà trasferito a Roma.

Ieri anche il primo interrogatorio di Lanzalone, accusato di corruzione. Tre ore davanti al Gip Maria Paola Tomaselli. «Mai compiuto illeciti», la sua difesa.

Commenti

Duka

Sab, 16/06/2018 - 09:06

Tutto chiaro la colpa non è mai sua come la Boschi ( vicenda Banca di famiglia), la Boldrina ( viaggio di stato con fidanzato in sudafrica), la Lorenzin (voltagabbana), la Pinotti (con la faccenda, gioielli e rolex) e via di questo passo.

tonipier

Sab, 16/06/2018 - 09:55

" OLTRE CHE SCALTRI SONO PARASSITI ALLO SBARAGLIO" Il disprezzo nei confronti delle carogne degli artefici della depravazione politica, manifestato con la rinunzia sempre più massiccia all'esercizio del diritto di voto, con il ricorso alla scheda bianca e nulla, delinea il disdegno montante della parte sana della nazione per l'orgia che continua a consumarsi sui brandelli della Patria e la sua volontà di emergere, di riscattarsi da tanto, dico tanto obbrobrio. E' una condizione di disperazione dalla quale milioni di Italiani cercano affannosamente, disperatamente una via di uscita nella visione della innaturalezza, della illegittimità della condizione di preminenza del pigmeismo politico-sociale sulle espressioni di merito e della virtù della comunità nazionale, nella legittima consapevolezza che le epoche di decadenza e di malcostume possono rappresentare soltanto una fase di transazione nella storia di un popolo civile.