Raggi e Di Maio in tribunale: una dai pm, l'altro indagato

La sindaca si è presentata per fornire "spontanee dichiarazioni". Il big M5s accusato di diffamazione

Virginia Raggi torna in procura a Roma dai pm che l'hanno indagata per abuso d'ufficio e falso, nello stesso giorno in cui un altro big pentastellato, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, finisce indagato a Genova per diffamazione, come coda del caso-comunarie e dell'esclusione della candidata Marika Cassimatis.

Una giornata particolare per i due esponenti di primo piano del M5s, cominciata nel primo pomeriggio con la visita a piazzale Clodio del sindaco di Roma, Raggi, che dopo l'interrogatorio dello scorso febbraio ieri, a qualche settimana dall'avviso chiusura indagini dei pm titolari dell'inchiesta sulle nomine di Renato Marra e Salvatore Romeo, si è presentata per fornire «spontanee dichiarazioni» relativamente all'incarico assegnato a quest'ultimo, e per il quale la prima cittadina è indagata per abuso d'ufficio, in concorso con lo stesso Romeo.

Quest'ultimo venne scelto dalla Raggi come capo della sua segreteria politica e si vide triplicare lo stipendio, passato da 39mila euro annui lordi a 110mila, prima che l'Anac lo limasse al ribasso (93mila). Per l'accusa, quella poltrona fu un pretesto per portare «un vantaggio patrimoniale» al funzionario, ma ieri la Raggi avrebbe rivendicato la correttezza dell'incarico assegnato, presentando con i propri legali una serie di precedenti simili per smontare l'accusa di abuso d'ufficio, consegnando ai pm Paolo Ielo e Francesco Dall'Olio anche il parere di un esperto che confermerebbe la regolarità della scelta di Romeo. La speranza, per la sindaca, è che almeno questa accusa finisca con una richiesta di archiviazione. Più complicata la posizione per l'altra accusa, quella di falso, relativa alle dichiarazioni della prima cittadina all'ufficio anticorruzione del Campidoglio con le quali la Raggi rivendicava di aver nominato Renato Marra responsabile della direzione Turismo del Comune in piena autonomia. Mentre i pm, che potrebbero presto richiedere il rinvio a giudizio del sindaco, ritengono di poter dimostrare che fu il fratello Raffaele Marra a contribuire in maniera decisiva alla promozione del familiare, e sostengono dunque che la Raggi avrebbe detto il falso.

Di Maio, invece, si è trovato nei guai per quanto detto al comizio di chiusura della campagna elettorale a Genova, lo scorso 9 giugno, quando attaccò la candidata «defenestrata» nonostante avesse vinto le comunarie, parlando di allontanamento di chi «si approfitta» del Movimento, facendosi eleggere per poi «passare nel gruppo misto». Parole che avevano spinto la Cassimatis, l'indomani, ad annunciare querela contro il vicepresidente della Camera.