Raggi fa la passerella "giustizialista" in aula: "È gente che ha mortificato la nostra città"

La sindaca (indagata per le nomine in Campidoglio) cavalca le condanne

Roma La lettura della sentenza era prevista per le 13 e lei pochi minuti prima dell'orario fissato dal presidente della decima sezione era lì, nell'aula bunker di Rebibbia, seduta tra le prime file ad ascoltare, dietro al procuratore aggiunto Paolo Ielo, lo stesso magistrato che indaga su di lei e che a giorni potrebbe chiedere il suo rinvio a giudizio per falso. La sindaca Virginia Raggi non si è voluta perdere i riflettori del processo Mafia Capitale.

Del resto è stato proprio cavalcando l'onda di questa inchiesta - che ha travolto numerosi amministratori locali, con i dem pesantemente coinvolti e l'ex sindaco Ignazio Marino andato avanti soltanto perché dalle carte dell'inchiesta era apparso come un «ostacolo» per la prosecuzione degli affari del sodalizio criminale - che i grillini hanno scalato il Campidoglio predicando onestà e trasparenza. Certo, il Comune di Roma si era presentato parte civile al processo e ieri la sentenza gli ha riconosciuto una provvisionale immediatamente esecutiva in relazione al danno morale derivante dai reati associativi, quantificando in 100mila euro la somma da versare in favore di Roma Capitale. Ma la prima cittadina non era tenuta a venire in aula per questo. Eppure c'era, a portata di microfoni e televisioni, ufficialmente per dire quanto importante sia questa sentenza «per Roma e per gli italiani», in realtà per rimarcare la differenza tra la sua amministrazione e quelle precedenti. «Ringraziamo la Procura, i giudici, le forze dell'ordine, tutti quelli che hanno collaborato a questo processo. Questa è una ferita molto profonda nel tessuto della città, i romani lo sanno bene. Adesso quello che dobbiamo fare noi è ricucire i lembi di una ferita attraverso un percorso di legalità che non è facile. Dobbiamo mantenere la guardia sempre alta», ha commentando dopo la lettura della sentenza. «Quello che è stato accertato oggi - ha continuato - è che c'è un'associazione criminale che è stata in grado di condizionare pesantemente le scelte politiche di questa città. I danni li stiamo pagando». Lo stesso concetto la Raggi lo ha poi ribadito su Facebook, girando ancora di più il dito nella piaga della vecchia politica: «Hanno ucciso Roma, mortificato la dignità dei cittadini e generato un immenso danno d'immagine all'Italia. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il contributo di una classe politica compiacente, a volte addirittura asservita a questi delinquenti. E oggi è la vittoria dei cittadini, della società civile e della legalità sulla criminalità, sul malaffare e sulla vecchia politica».

Francesco Storace, presidente del Movimento nazionale, va all'attacco, contro i grillini che pretendono le scuse ai romani da parte di Pd e centrodestra: «La faccia tosta dei Cinque Stelle è inarrivabile. Una sentenza dice che a Roma non c'è mafia. Con quell'inchiesta hanno conquistato il Campidoglio. La loro sindaca è indagata. Semmai sono loro e la loro sindaca indagata, a doversi scusare».