Alla Raggi non piacciono le esche all'amatriciana per i ratti della capitale

Un imprenditore trevigiano: «Disinfesteremo Roma con i prodotti tipici». Ma la sindaca nega

Andrea Cuomo

Esche alla vaccinara? Trappole all'amatriciana? No grazie. La derattizzazione di Roma con prodotti tipici diventa un giallo. Tutto da ridere. E da rodere. Già, i toni di questa storia sarebbero decisamente comici, non ci fosse di mezzo la salute e l'igiene della Caput Mundi.

Partiamo dall'inizio. Ieri Massimo Donadon, pittoresco titolare della Meyer Braun Deutschland, impresa (italianissima. Il termine Deutschland fu scelto negli anni Settanta «perché all'epoca tutto ciò che era tedesco era sinonimo di innovazione, efficienza e qualità») specializzata in derattizzazioni con sede a Carbonera, in Veneto, rilascia un'intervista alla Tribuna di Treviso in cui assicura di aver ricevuto l'incarico dal Campidoglio, anzi da Virginia Raggi in persona, di ripulire la capitale dai milioni di ratti che la popolano. «L'impegno è di disinfestare la capitale. Poi non so se ci sarà un discorso più allargato sulla città metropolitana», garantiva l'imprenditore. Che mostrava idee chiare: 20mila rat-box («forse anche 30mila») collocate nelle aree più infestate della città, dotate di un microchip grazie al quale scoprire tutto dei più indesiderati e disgustosi dei nostri inquilini.

Ma la parte più gustosa (nel vero senso della parola) del progetto di Donadon per Roma era l'idea di usare esche gourmet, basate sulla cucina tipica, più efficaci viste le abitudini alimentari dei roditori: vaccinara, guanciale (ingrediente di Carbonara e Amatriciana) e molto grasso di maiale. Più o meno come in una trattoria di Trastevere. «Le esche per Roma - spiegava Donadon - saranno di due o tre tipi diversi, e avranno un sapore fortissimo, ma tutte molto appetibili. Attenzione, adesso i topi hanno gusti sofisticati e più nazionali e internazionali, ormai il 4-5 per cento di quanto compriamo finisce buttato nei rifiuti, e accade che anche loro vogliano salmone, se non caviale. E dunque la base delle esche sarà romana doc, con variazioni più italiane».

Peccato che, dopo poche ore, arrivi la smentita della sindaca a cinque stelle: «La sindaca di Roma Virginia Raggi - si legge in un comunicato - non ha mai incontrato amministratori di società operanti nei servizi di derattizzazione. Sono quindi destituite di fondamento le parole di un imprenditore del settore, riportate da alcuni organi di stampa, che sostiene di aver visto la sindaca durante un incontro che in realtà non è mai avvenuto».

Diciamocelo: che abbia ragione Donadon o la Raggi poco importa: l'idea dei topi che vanno in cerca di un boccone di guanciale è troppo bella. Pare che anche a New York qualche anno fa si riuscì a ridurre la presenza mostruosa di ratti utilizzando alimenti locali: ma volete mettere un Piccolo Saltimbocca rispetto a una Grande Mela?