La Rai e quello spot per il Sì Forza Italia: «Regole violate»

Il premier colonizza la tv di Stato, le proteste azzurre per la pubblicità istituzionale «schierata» e poi ritirata

F uori tutti, arriva Lui. Via i politici, banditi i professori. Fifa e Arena, presenta Giletti.

Se la digestione domenicale sul divano ha avuto un intoppo, e vi siete imbattuti in una comica parlantina toscana, non potete avere dubbi. Se non portava gli occhiali di Benigni, era soltanto il presidente del Consiglio. Sì, Matteo: ormai più popolare dei sofficini e più presente dello spot di Bruce Willis. «Renzi ormai ha preso la residenza in tv», ironizza ma non tanto l'azzurra Deborah Bergamini. Questo proprio «perché non vuole personalizzare», continua il tweet della responsabile comunicazione di Forza Italia. E sembrano più che giustificate entrambe le osservazioni, alla faccia di chi si ostina ancora a credere nel Pinocchietto di Rignano sull'Arno. Il quale occupa militarmente il pomeriggio televisivo della Rai e, come accusa il capogruppo azzurro Renato Brunetta, «in splendida solitudine racconta una storia che non esiste, contenuti pari a zero e solite banalità». «Ennesimo monologo di Renzi il Bugiardo - concorda su Facebook il leader leghista Matteo Salvini -. È disperato e prende gli italiani per scemi?».

Eppure c'è di peggio, nel palinsesto riveduto e corretto al renzismo di questa Rai dalla quale «la politica deve esser messa alla porta, la tv di Stato va tolta ai partiti per ridarla al Paese, costi quel che costi, la toglierò ai partiti, il mio Pd non metterà mai bocca» (ipse dixit, in varie occasioni pubbliche da premier, a partire dal 19 maggio 2014). E in una cosa probabilmente Renzi diceva sul serio: il Pd non mette bocca perché ce la mettono soltanto lui e i suoi corifei. Come l'intero staff che persino nello spot referendario istituzionale, quello del «quando e come si vota», hanno ritenuto di seguire le indicazioni di Palazzo Chigi, ovvero quelle del mago della propaganda Jim Messina (400mila euro pagati dal Pd, cioè da tutti noi attraverso rimborsi elettorali e 5 per mille). Dunque uno spot fazioso come la scheda elettorale, e da ieri irrintracciabile sul sito Rai e presumibilmente sospeso dalla programmazione, anche per via del ricorso al Tar sulla capziosa formulazione del quesito. Ma anche perché da ieri l'opposizione di centrodestra sta alzando i toni per informare gli italiani dell'ennesima fregatura. Il capo dei senatori, Paolo Romani, ha denunciato per primo «la pubblicità ingannevole» dello spot che dà grande rilievo a un «quesito ovviamente di parte». Il combattivo collega a capo dei deputati, Brunetta, rivolge i propri strali più su, fino alla presidente della Rai, Monica Maggioni. «Lo spot istituzionale per il referendum è chiara violazione della par condicio. Denunceremo presidente Maggioni», annuncia per tweet, dopo averla tempestata di domande sulla strabordante partecipazione di Renzi all'Arena di Giletti e, domani sera, a Politics di Raitre (officiante Daria Bignardi). «Non ci sembra che queste avvisaglie siano positive», dice Brunetta. No, in effetti. Se è solo l'inizio, teniamoci forte.