Rai, se «Don Matteo» vince sulla cronaca

di Giancarlo Mazzuca

Rai, di tutto, di più. Ma certe volte non è così. Dopo il blackout del disastro ferroviario in Puglia, quando le prime notizie sulla tragedia del binario unico sono state diffuse con colpevole ritardo rispetto ad altre emittenti, c'è stato il bis con la strage del 14 Luglio a Nizza. Davvero una settimana da cancellare ai piani alti di viale Mazzini: se nell'eccidio degli italiani in Bangladesh, la «corazzata» aveva messo a segno, giornalisticamente parlando, discreti colpi, negli ultimi giorni il servizio pubblico, quanto a rapidità e completezza dell'informazione, è stato invece surclassato soprattutto dai «social» che, quasi in tempo reale, ci hanno sommerso di immagini e notizie sui gravissimi fatti. A molti la Rai è così sembrata, più che mai, una specie di carrozzone di Stato, all'insegna del «chiuso per ferie».

Cominciamo da martedì mattina: subito dopo il disastro ferroviario di Andria, quelli di Roma cercano disperatamente di mettersi in contatto la redazione di Bari ma, tra giornalisti che non sono in sede e altri che sono impegnati in servizi di routine, la macchina si mette in moto con colpevole ritardo. Se si pensa alla «copertura» giornalistica su altri straordinari fatti di cronaca uno tra tanti, il rapimento Moro con i servizi in diretta da via Fani - si ha la conferma che il nodo informazione è, oggi, il vero problema che noi membri del consiglio d'amministrazione dobbiamo affrontare senza perdere altro tempo. Non basta, per fare «audience», recuperare (grave errore) le vecchie cariatidi dello spettacolo anziché puntare sulle risorse interne, ma bisogna soprattutto rilanciare il settore news che, sovente, viene trascurato. Ovviamente, senza sottovalutare l'emergenza sul pluralismo, oggi sotto gli occhi di tutti con il referendum costituzionale d'ottobre, che vede i partigiani del «sì» straripare su ogni rete, questione che è già stata sollevata davanti alla commissione bicamerale di Vigilanza Rai.

Se nutrivamo ancora qualche dubbio, l'altra sera, purtroppo, abbiamo avuto la conferma delle nostre impressioni. Per oltre due ore, giovedì, è andata in onda, su Rai1, la replica di Don Matteo che si è prolungata fino a quasi mezzanotte. Una rete monopolizzata, insomma, dal prete in bicicletta, considerando che già dopo mezzogiorno c'era stata un'altra messa in onda di una vecchia serie di Don Matteo e, subito dopo il tg delle 20, il bravo maresciallo Frassica spiegava i primi rudimenti di internet. A mezzanotte, narcotizzati, siamo andati a letto senza neppure immaginare quanto stesse accadendo lungo la Promenade des Anglais, mentre i «social» già si riempivano di video postati da tanti testimoni per caso. Solo ieri mattina i tg hanno cercato di correre ai ripari cambiando parte della programmazione per concentrarsi sull'attentato in Costa Azzurra: bisognava farlo già dieci ore prima.

È inutile far finta di nulla. La Rai si dimostra una lenta e mastodontica corazzata mentre, soprattutto con la concorrenza dei «social», ci vorrebbe un incrociatore agile e leggero. Non solo: a viale Mazzini e dintorni, si lavora troppo a compartimenti stagni su fatti che non sono di routine. E, spesso e volentieri, un giornalista non sa come si muove il collega della stanza accanto. Poi ci sono i processi sommari, quando ci sono, ma il danno è stato ormai fatto. Dopo il canone dobbiamo evitare che anche l'informazione Rai finisca in bolletta.