Rajoy (in lacrime) lascia la politica

Dalla riforma del lavoro all'uscita dalla crisi: si chiude l'era del premier Popolare

Madrid - Che fosse stato profondamente ferito dalla mozione di censura che venerdì scorso gli ha tolto dalle mani l'esecutivo che guidava dal 2011, era visibile. Ma che a 63 anni fosse così vicino al de profundis politico, no. L'ex premier dei Popolari di Spagna, Mariano Rajoy, ieri mattina ha annunciato l'addio alla presidenza del partito di Calle Genova e l'uscita, definitiva, dalla politica. «È giunto il momento di porre fine a questa storia - ha dichiarato trattenendo a stento le lacrime -. Il partito deve andare avanti con un altro leader. È la cosa migliore per me, per il partito, e penso anche per la Spagna».

Si chiude così un capitolo significativo della storia della giovane democrazia spagnola, poco più di un decennio ricco di avvenimenti drammatici, dalla crisi economica al secondo attentato terrorista islamico sul suolo iberico, passando per il quasi default finanziario e la severa dieta imposta dalla Troika per rimettere a posto i conti.

Rajoy, politico di mestiere, sempre nelle file del Pp, ha scalato tutti i gradini della politica, da consigliere regionale fino a segretario Popolare, ministro e vice presidente del governo di José Maria Aznar e, infine, premier, dopo che per ben due volte si era visto soffiare la poltrona dal socialista José Luis Rodriguez Zapatero. La sua avventura nella politica era iniziata da giovanissimo, ai tempi di Manuel Fraga Iribarne, fondatore nel 1976 di Alianza Popular, l'attuale Partido Popular. Rajoy ha studiato per assumere un ruolo simile al notaio, non di certo un titolo da economista navigato. Tuttavia è riuscito a scrivere una severa riforma del mercato del lavoro, ridurre la disoccupazione e il debito pubblico, traghettando la Spagna fuori dalla crisi.

Non è però riuscito a rimanere immune dalla questione catalana che, sopra ogni cosa, con lo scandalo di corruzione Gurtel, ereditato dai precedenti compagni di partito e che da anni aleggiava sul Pp, lo ha travolto in pieno, indebolendolo fino alle dimissioni forzate da premier. Alla fine degli anni Novanta il Pp di Aznar era di poco oltre il 40 per cento dei consensi, mentre oggi sfiora il 20, anche a causa di Ciudadanos, gli ex indignati di destra, che ha eroso il 10 per cento dei voti.

A breve è atteso il congresso straordinario dei Popolari e i successori di Rajoy in lizza sono: la vice, Soraya Sáenz de Santamaria, il presidente regionale della Galizia, Alberto Nuñez Feijóo, e la segretaria del partito ed ex ministra della Difesa, Maria Dolores de Cospedal.

Commenti

leopard73

Mer, 06/06/2018 - 08:51

Tutti sono popolari ma solo per i propri interessi!! Questo voleva mettere in galera puigdemont o sbaglio!!!

maurizio_1948

Mer, 06/06/2018 - 18:14

da noi invece rimangono e ridono

Ritratto di venividi

venividi

Gio, 07/06/2018 - 04:32

Nemo propheta in patria. Succede a lui - che ha tirato la Spagna fuori dalla crisi economica (su Puigdemont c'è da discutere) - e ad altri grandi, ad esempio Churchill che ha perso le elezioni subito dopo la fine della seconda guerra mondiale vinta anche grazie a lui