Rapida e «leggera»: nuova cura per l'epatite C

L'epatite C è una patologia insidiosa ma curabile: se il trattamento antivirale viene iniziato per tempo e seguito per tutto il periodo indicato dal medico, l'infezione si può eradicare. A seconda del genotipo del virus la probabilità di guarigione oscilla dal 50 all'80 per cento. Ma c'è chi vuole accettare la sfida di spazzare via il virus nel 100 per cento dei casi. E Janssen è in prima linea per impegno e risultati, visto che vuole puntare su un percorso di ricerca sia per nuovi antivirali, sia per nuovi regimi di trattamento che offrano un approccio innovativo alla malattia.
È, infatti, recentissima (14 maggio 2014) l'autorizzazione all'immissione in commercio nella Ue di un nuovo farmaco di Janssen, Simeprevir, un inibitore della proteasi di nuova generazione che sembra dare ottime speranze di risultato. Simeprevir presenta molti vantaggi rispetto alle terapie fino ad ora adottate: è di elevata tollerabilità e di breve durata, cioè solo dodici settimane di terapia per i pazienti intolleranti ai medicinali classici. Per i pazienti naïve e recidivanti, inclusi i cirrotici, invece, la terapia raddoppia a ventiquattro settimane.
Inoltre il farmaco è caratterizzato da un forte valore predittivo di risposta virologica sostenuta in relazione alla risposta alla quarta settimana. Dunque i pazienti che alla quarta settimana hanno in circolo ancora HCV RNA 25 IU/ml o che alla dodicesima settimana hanno ancora HCV RNA rilevabile, devono sospendere il trattamento. Il vantaggio è quello di avere la possibilità di interrompere precocemente la terapia nel caso in cui il paziente non rispondesse ad essa, evitando in tal modo un'inutile esposizione al farmaco oltre che uno spreco di risorse per il Sistema Sanitario Nazionale.
Questo farmaco va integrato con altri medicinali ma è già una grande conquista. Basti pensare che dalla fine degli anni ‘90 la terapia dell'epatite C si basa sulla combinazione di due farmaci antivirali (duplice terapia): l'interferone pegilato alfa (somministrato una volta la settimana per via sottocutanea) e la ribavirina, sotto forma di compresse da assumere quotidianamente. La durata del trattamento può variare da 24 a 72 settimane, a seconda del genotipo, della carica virale del paziente e della risposta in corso di trattamento. Solo nel 2011 c'è stato un ulteriore passo avanti con Telaprevir, un inibitore potente e selettivo della proteasi che ha aumentato sensibilmente la possibilità di guarigione per milioni di persone colpite dall'epatite C cronica. Approvato dall'EMA per l'impiego in triplice terapia (in associazione con peginterferone e ribavirina) per il trattamento dei pazienti adulti affetti da epatite C cronica di genotipo 1, anche cirrotici compensati, il farmaco è stato reso disponibile in Italia nel dicembre 2012 e, ad oggi, con Telaprevir sono stati trattati oltre 110.000 pazienti nel mondo, con un'elevata percentuale di guarigione (circa l'80%) nei pazienti naïve al trattamento e recidivanti.