Il rapporto del Censis: «Non interpretano più le attese dei cittadini. Infatti non vanno a votare»

Roma Gli italiani non amano le regioni: «Sono nell'occhio del ciclone per le vicende di scandali di varia natura». È quanto emerge da un rapporto del Censis e dell'agenzia di comunicazione d'impresa «Klaus Davi & Co.», presentato ieri mattina presso la sede della Capitale, alla presenza tra gli altri del presidente della Conferenza Stato-Regione Sergio Chiamparino, del giornalista del Corriere della Sera Goffredo Buccini (autore de il libro I governatori , Marsilio) e appunto del massmediologo Klaus Davi nel ruolo di moderatore. Uno studio che fa da apripista a un ciclo di report sui «Valori degli italiani». Oggi tocca alle regioni che «sembrano non riuscire più ad interpretare le attese dei propri dei cittadini». Una novità? Non proprio. Ma questa volta il quadro dipinto dall'istituto di ricerca è disarmante. In 15 anni, dal 1995 al 2010, le regioni hanno perso il 17% dei votanti, passando dall'81% al 64%.

«È il flop più clamoroso della politica italiana degli ultimi venti anni - dice Giulio De Rita, ricercatore del centro studi - basti pensare che l'elettorato delle elezioni politiche è calato nello stesso periodo solo dell'11%, dall'86% al 75%». La perdita di appeal è strettamente connessa alla «statalizzazione delle Regioni», queste ultime, infatti, non riescono più a differenziarsi dalla politica venendo percepite più «come luoghi di spesa» che di rappresentanza. E chissà come verranno percepite fra qualche giorno le sette regioni che torneranno al voto.

Alla tavola rotonda c'è anche spazio per commentare gli ultimi scampoli della «discussa» campagna elettorale. È Sergio Chiamparino il protagonista, nella doppia veste di governatore («no, chiamatemi presidente», scherza) e di renziano, anzi no «direi che sono protorenziano». Klaus Davi incalza il «protorenziano». L'ex sindaco di Torino si difende e risponde colpo su colpo lanciando frecciatine all' entourage di Matteo Renzi. Gli impresentabili? Di certo, «la risposta di chi dice “non votate le altre liste dove ci sono gli impresentabili” non è affatto convincente». Il doppio incarico di Renzi, segretario e premier? «Ormai si vive in un sistema in cui ciò che contano sono le leadership . Oggi il Pd è Renzi. Così come il Labour party è Ed Milliband. È tutto liquido a cominciare dalle stesse idee». E De Luca? «Secondo me la Severino andrebbe adeguata». Ma, aggiunge Chiamparino, «il Pd non è lo stesso dappertutto, in certe zone c'è un condizionamento del territorio.

Come dire, forse qualche errore nella gestione dell' affaire De Luca è stato commesso. Infine la frecciata finale sull'Italicum e sulle preferenze: «Il vero problema delle elezioni sta nel sistema delle preferenze. Il miglior sistema elettorale è quello dei collegi uninominali».

Twitter: @GiuseppeFalci

L'emorragia di voti delle Regioni in 15 anni, dal 1995 al 2010: l'affluenza è passata dall'81% al 64%