Ravenna, l'ombra della jihad Musulmano spara nel parco

Albanese, 28 anni, radicalizzato. La polizia ha trovato in casa armi e Corano. Il gip: «Pronto per atti violenti»

Nino Materi

Va al parco. Ma invece di godersi il sole su una panchina, si mette a sparare. Lui è un muratore di 28 anni, albanese, di fede islamica, habitué della moschea. Nella sua casa la polizia ha trovato un poster non con la scritta «Love & Peace», ma con una frase leggermente più inquietante: «Allah è grande». Il giovane è finito in manette. E Ravenna ha tirato un sospiro di sollievo.

Ora ci si pone la domanda: l'arrestato è un «lupo solitario» da affidare alle cure degli esperti di antiterrorismo o - più semplicemente - un «fuori di testa solitario» da affidare alle cure degli esperti in psichiatria?

In attesa che il dubbio venga sciolto, ieri a Ravenna si sono vissuti attimi di terrore; del resto, con la carneficina di Nizza ancora impressa negli occhi, basta poco per farsi prendere dal panico. Figurarsi se poi un uomo si aggira armato in un parco, tra carrozzine e bimbi che giocano, decidendo di far fuoco all'impazzata (fortunatamente senza ferire nessuno). L'uomo, subito arrestato, non ha ancora spiegato il motivo del suo gesto al pm che lo ha interrogato. Il 28enne avrebbe però «manifestato un certo disagio»; un «malessere» che, non meglio precisati «amici», gli avrebbero consigliato di «curare» con un sistema alquanto originale: «leggendo il Corano».

Del caso si occupa il procuratore aggiunto di Bologna, Valter Giovannini, che di terrorismo ha grande esperienza.

Intanto, anche per questa vicenda, c'è chi ha immediatamente tirato in ballo la «depressione»: una patologia che sembra essere diventata endemica tra i fanatici, più o meno radicalizzati, della galassia jihadista, di cui potrebbe far parte anche il giovane albanese arrestato ieri a Ravenna. Certo è che, il suo, è stato un comportamento criminale.

Il muratore albanese ha sparato un colpo di pistola in un parco pubblico di Ravenna e aveva altri quattro proiettili nell'arma; la polizia lo ha bloccato dopo che alcuni passanti hanno sentito lo sparo e dato l'allarme.

In questura la scheda segnaletica del giovane è scarna: «Musulmano, frequentatore di una moschea, su una parete della casa dove abita è stato trovato un manifesto con la scritta Allah è grande». Il gip di Ravenna ha disposto la custodia cautelare in carcere per l'uomo, accusato di porto e detenzione di arma da fuoco e ricettazione.

Nel primo interrogatorio il 28enne è rimasto a bocca chiusa. Si sta cercando di capire se si tratti di una persona con problemi psicologici, su cui si sia innestata una qualche forma di radicalizzazione religiosa.

Durante la perquisizione nell'appartamento sono state trovate cartucce calibro 38 Special: 23 in casa e dieci nel sottosella dello scooter dove era nascosta anche una mannaia in metallo. Oltre alla pistola, un revolver caricato con sei cartucce, di cui due esplose, sono state sequestrati anche documenti, un dispositivo gps, un Corano e telefoni cellulari. È stato lo stesso arrestato a riferire che era andato in un parco di via Vulcano, vicino a casa, e «preso da uno stato di nervosismo», aveva esploso due colpi in aria.

«A dispetto della sua incensuratezza, la condotta tenuta denota un allarmante rischio per la pubblica incolumità, ben potendo l'indagato procurarsi un'arma simile a quella sequestrata», ha scritto il gip di Ravenna, Antonella Guidomei, nell'ordinanza - anticipata dal sito di Repubblica - con cui ha disposto la custodia cautelare in carcere. Il giudice sottolinea come «solo la prontezza di un cittadino che ha chiamato le forze dell'ordine e il tempestivo intervento di una volante abbiano impedito che l'uomo portasse a compimento atti violenti con l'arma: rischio vicino alla certezza tenuto conto che la pistola era carica ed era stata usata».