Rcs: quota Fiat sbriciolata «Corriere» senza padrone

Il pacchetto degli Agnelli non sarà ceduto in blocco E il titolo crolla. Smentita la fusione con il «Sole»

La Borsa ha emesso il suo verdetto sulle nozze Stampa-Repubblica: dopo l'accordo per la fusione tra Itedi e l'Espresso e l'annuncio dell'uscita di Fca dall'azionariato di Rcs, il titolo del gruppo che controlla il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport ha perso il 7,8% a 0,56 euro. A pesare, soprattutto il rischio che i soci di Fca cui verrà girato il 16,7% del gruppo editoriale possano andare a vendere le azioni sul mercato incidendo negativamente sul prezzo.Insomma, gli Agnelli hanno commesso il delitto perfetto: si sono salvati (come chiedeva Sergio Marchionne) da eventuali falò di carta tricolore e al tempo stesso hanno affossato i concorrenti di via Solferino togliendo al Corriere un azionista di riferimento. La cassaforte della famiglia torinese, Exor, ha annunciato che a sua volta cederà la quota parte ricevuta di Rcs da Fca, quasi il 5%, entro il primo trimestre del 2017. Ma ieri ha anche puntualizzato che il pacchetto non sarà ceduto unitariamente a un singolo soggetto. «La quota sarà venduta in modo frazionato sul mercato, in base a prassi coscienziose e senza arrecare danno alla società. Escludiamo di vendere a un singolo soggetto», ha detto un portavoce della società. Ergo: al salotto azionario di via Solferino verrà presto a mancare un centro di gravità permanente. Il sorvegliato speciale per un possibile rafforzamento nel capitale resta Urbano Cairo (magari con un assist di Diego Della Valle), unico editore al momento nel parterre di soci del Corriere che in tasca ha già una quota del 4,6% e in cassa 100 milioni di liquidità da spendere. Ieri, intanto, il numero uno di Unipol (ha il 4,6%), Carlo Cimbri, ha già lasciato intendere di non essere interessato: «Non abbiamo mai detto che vogliamo vendere né di voler salire», ha sottolineato il manager della compagnia assicurativa bolognese precisando comunque che questa situazione di continuo cambiamento «non consente al management di portare avanti il proprio progetto». Nel frattempo, il capitale del Corriere sarà spalmato in una miriade di minuscole partecipazioni. Secondo i calcoli dell'agenzia Reuters, gli azionisti Fca riceveranno circa 6 azioni Rcs ogni 100 titoli posseduti. Vale a dire che, se il quadro azionario rimanesse quello attuale, Baillie Gifford, oggi secondo azionista di Fiat dopo gli Agnelli, avrà l'1,66% di Rcs per il 9,6% detenuto nel gruppo auto. Schroders, che a fine 2015 aveva già il 5% della società di via Rizzoli e che in Fiat ha quasi il 3%, arrotonderà di appena lo 0,5 per cento.Chi si tira fuori dalla partita - industriale - sul futuro del Corriere è il presidente di Assolombarda e patron di Techint, Gianfelice Rocca, che nega ogni coinvolgimento «in ipotetiche acquisizioni e fusioni di giornali». Riferendosi alle voci su una possibile alleanza con il Sole24Ore, smentita ieri anche dal presidente del gruppo controllato da Confindustria, Benito Benedini, che ha definito «infondate» anche le «necessità di individuare nuovi soci o partner» perché i conti del gruppo «stanno tornando alla piena salute». In particolare, il «margine operativo lordo dopo svariati anni, prevediamo possa tornare positivo» e «la gestione 2015 ha iniziato a generare cassa invece che bruciarla», ha assicurato il presidente della società di via Monte Rosa che negli ultimi sette anni ha comunque visto andare in fumo 350 milioni di euro tra l'incasso della quotazione in Borsa (240) e le cessioni effettuate (il solo software ha fruttato 110 milioni). Perdite imputate ieri da Benedini alla gestione precedente.