Re degli sbarchi e jihadista «Sarò isissiano finché vivo»

Tunisino arrestato in Campania. Gestiva un traffico di migranti ed esultava su facebook a ogni attentato

P er la Procura di Napoli è legato all'Isis, ma il gip si rifiuta per due volte di arrestarlo. Alla fine, è un altro ufficio giudiziario quello di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta a togliere dalla circolazione il 41enne tunisino Mohamed Kamel Eddine Khemiri. I carabinieri del Ros lo hanno confinato in galera con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e alla falsificazione di documenti. In prigione, con lui, sono finiti altri quattro complici mentre un altro tunisino, un algerino e un marocchino sono destinatari dell'obbligo di dimora.

Gli otto indagati avrebbero costituito, stando alle ricostruzioni degli investigatori, un «centro di collocamento» parallelo che, in cambio di denaro, predisponeva e faceva rilasciare da aziende tessili compiacenti contratti di lavoro e buste paga fittizie in favore di altri immigrati maghrebini. Che, a loro volta, grazie a questi documenti, avevano gioco facile a ottenere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro regolarizzando così la loro posizione in Italia.

Nelle intercettazioni, i conniventi di Khemiri (che su ogni dossier taroccato guadagnava 400 euro) parlano di portare le pratiche contraffatte all'Inps e alla Cgil; e della possibilità, poi, di chiedere addirittura la «disoccupazione» a spese dello Stato per quei lavoratori «fantasma» fatti appositamente licenziare.

Ma Khemiri soprannominato Bin Laden non è solo il capo della gang truffaldina ma è anche e soprattutto, nell'ipotesi del pm Luigi Alberto Cannavale che ieri gli ha notificato un avviso di conclusione delle indagini per terrorismo internazionale, un reclutatore di combattenti islamici. Gli inquirenti ne hanno osservato in diretta l'«auto-radicalizzazione». Le stragi terroristiche nel giornale satirico parigino «Charlie Hebdo» o nel museo del Bardo a Tunisi sono state da lui commentate su Facebook e Twitter con parole come «giustizia è fatta» oppure «io sono isissiano» (seguace dell'Isis, ndr) finché avrò vita e se morirò esorto a farne parte». Il suo lessico incendiario, rigorosamente in arabo, otteneva un gran seguito sul web.

Negli ultimi mesi, si sarebbe reso particolarmente attivo nella promozione di sentimenti anti-occidentali e anti-americani sui social network. All'invito del presidente Usa agli islamici a non aderire alle posizioni integraliste, Khemiri ha risposto con parole durissime: «Lo sceicco Obama dice: i giovani nel mondo arabo e islamico non devono seguire l'onda dell'integralismo in quanto non rappresentano l'Islam... e io dico: i giovani nel mondo arabo e islamico devono ucciderti e gettare a terra i tuoi resti per i cani».

Il gip partenopeo non ha però firmato la custodia cautelare in carcere per terrorismo internazionale ritenendo che il tunisino non avesse «compiuto alcuna azione concreta o preparatoria» per impiantare una cellula dello Stato Islamico in Campania.

In realtà, secondo il generale del Ros dei carabinieri Giuseppe Governale, Khemiri sarebbe stato pronto «in linea concettuale a colpire l'Italia». Non era ancora passato alla fase operativa ma la propaganda su Internet, anche attraverso la diffusione di un vademecum con le regole del «jihadista solitario», e il suo attivismo nel pubblicizzare l'organizzazione terroristica guidata da Al Baghdadi coi connazionali che frequentano la moschea di San Marcellino (in provincia do Caserta), avrebbero un chiaro valore indiziario per gli investigatori.