Da re della mala a ricattatore: arrestato Cochis

Anche l'ex braccio destro di Vallanzasca a 69 anni finisce nei guai

Paola Fucilieri

Milano Il primo, davanti agli investigatori del commissariato milanese Greco-Turro, non ha fatto un plissé: «Gaetano Spera? E chi lo conosce? Io quel giorno ero in via Mercanti in attesa di una signora». L'altro gli è andato dietro: «Rossano chi? Cochis avete detto? Mai sentito in vita mia».

Due vecchie volpi del crimine che fanno comunella da una vita, ma messe alle strette fingono di non conoscersi è qualcosa che rientra nella normalità di quell'ambiente, dove ognuno fa il proprio gioco e sfodera le proprie carte. Peccato che poi, una volta agli arresti - Cochis a San Vittore e Spera adesso ai domiciliari - abbiano commesso un passo falso, rivelando implicitamente la loro, per così dire, contiguità di lunga data: si sono affidati allo stesso legale, il milanese Ermanno Gorpia.

La storia c'è adesso e c'è sempre stata. Uscito dal carcere nel 2012 dopo aver scontato un cumulo di pena di 37 anni per banda armata, omicidio doloso, rapine, estorsioni e persino un'evasione Rossano Cochis (69 anni) detto Nanu, scatenato lo è sempre stato tanto che rivendicava a pieno titolo il ruolo di storico braccio destro di Renato Vallanzasca. Tuttavia, fino a qualche settimana fa Cochis era all'apparenza decisissimo a non tornare più in cella al punto che faceva volontariato per i tossicodipendenti. «Ho voltato pagina, mi sono ripulito» asseriva dalla sua abitazione di Bernareggio, dove scontava la libertà vigilata, a casa, affidandosi alle cure della moglie. E invece c'è ricascato. Stavolta la banda armata non c'entra nulla. I tempi cambiano. Nanu si è riciclato, fingendosi avvocato. E, insieme al 62enne Spera (precedenti per rapina ed estorsione) e a un giovane incensurato che ora si trova ai domiciliari, il 23enne Simone Biancardi, hanno tentato di estorcere denaro a un ragazzo siciliano di 26 anni. Di questo lo accusa la polizia del commissariato Greco-Turro che lo ha arrestato lunedì sera a casa sua.

A metà gennaio il siciliano si era messo in testa di comprare un appartamento in via della Spiga, del valore di 2,5 milioni di euro. Così ha versato a una immobiliare un anticipo di 100mila euro. Denaro che - così come previsto dal contratto - poteva essere reso. Il 26enne, accortosi che era stato un colpo di testa e che non avrebbe mai potuto saldare il debito, ha chiesto così la restituzione dell'assegno. Il proprietario dell'agenzia immobiliare non ha posto obiezioni, ma a sua insaputa, uno dei dipendenti che avevano mediato l'acquisto era deciso a convincere a ogni costo il giovane ad andare fino in fondo. Così prima lo incontra da solo, in un bar di Porta Venezia, ma visto che non ottiene nulla se non un altro diniego, fa entrare in scena sia Rossano Cochis che i suoi sodali. Fingendosi avvocati dell'immobiliarista (in realtà uno di loro è un suo stretto parente, ndr) i tre si vedono con il giovane siciliano in un bar di viale Monza e gli chiedono 300mila euro per avere fatto saltare la vendita, quindi vanno sotto casa sua, minacciando il giovane di ritorsioni sulla sorella e suoi familiari. Impaurito, il siciliano decide di denunciarli. Ed è a questo punto che il 1° febbraio scatta la trappola degli investigatori del commissariato Greco-Turro: il giovane si accorda con i tre balordi per consegnare la prima trance dei 300mila euro in una busta in un bar del centro, in via Mercanti. Spera e Biancardi vengono fermati al momento della consegna del denaro, mentre Cochis, che fa il palo, riesce a scappare. Per poco: riconosciuto dalle foto scattate dalla polizia, l'altra sera è tornato in carcere.