La realpolitik di Minniti e la sinistra cieca

Non sappiamo dove Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, abbia passato gli ultimi anni. Leggendo i passaggi del suo blog si direbbe sceso dalla luna. Infastidito dalla decisione dell'Università per stranieri di Perugia di conferire una laurea «honoris causa» in relazioni internazionali al ministro dell'Interno Marco Minniti, Fratoianni si chiede che senso abbia quella decisione. «La forza nel corso dei secoli degli Atenei scrive - è sempre stata la ricerca continua del sapere e l'autonomia dal potere politico, sempre e comunque. E francamente, leggendo le motivazioni, questo spirito appare ben poco». Qualcuno potrebbe ricordargli che negli ultimi tre anni tutto il dossier Libia è passato per le mani dell'attuale ministro. Qualcuno, come anche chi scrive, può non apprezzare tutte le decisioni, ma pochi altri politici hanno seguito con altrettanta attenzione e determinazione un capitolo fondamentale non solo per gli interessi nazionali (petrolio e gas), ma anche per la sicurezza (rischio di infiltrazioni dei terroristi dell'Isis) e per la stabilità sociale di una penisola minacciata dai flussi migratori.

Per far questo Minniti ha dovuto muoversi su un quadrante dove s'intersecano interessi contrastanti. Quelli di un alleato americano poco disponibile a perder tempo con le questioni nord africane e quelli, spesso confliggenti, di due pseudo alleati come Gran Bretagna e Francia, più intenzionati a vestire i panni di concorrenti, se non di avversari. Il tutto senza contare le interferenze di Turchia e Qatar interessati a privilegiare le fazioni islamiste. Per non ricordare il complesso rapporto con l'Egitto che il ministro ha cercato di mantenere in piedi nonostante le complicazioni del caso Regeni.

In questo insidioso groviglio d'interessi Minniti ha dovuto esibire una spregiudicatezza a tratti machiavellica, ma indispensabile per arginare la grandeur della Francia di Macron. Nel farlo ha saputo trovare una mediazione con le mille anime libiche garantendo, almeno formalmente, l'inesistente autorità del governo Serraj. E alla fine ha garantito per la prima volta il contenimento dei flussi migratori. Il tutto senza trascurare, almeno negli ultimi 10 mesi, le delicate e spinose vicende interne. Lo ripetiamo, non tutto quello che è stato fatto ci soddisfa. Pochi altri politici, però hanno saputo tessere una tela così complicata. E pochissimi altri avrebbero accettato i rischi connessi. Per questo suona oltremodo strano che quella stessa sinistra di cui Minniti è stato per anni un fedele esponente disconosca i suoi meriti e il suo lavoro. E gli neghi una laurea in relazioni internazionali che non può andare ad altri se non a lui. Il tutto mentre Fratoianni e i suoi appaiono sempre più lontani dal capire non le complesse relazioni internazionali, ma i problemi e le urgenze del nostro stesso Paese.

Commenti
Ritratto di Agrippina

Agrippina

Ven, 29/09/2017 - 09:29

Minniti è un politico preparato, Frantoianni un bertinottiano.

Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Ven, 29/09/2017 - 10:14

paradosso dei paradossi! comunista ma con idee di destra! ergo, le idee di destra funzionano! e allora a che serve la sinistra? a NIENTE!!!!!!!!!!!!!!!!