Referendum sulle trivelle Consulta contro l'astensione

Il presidente della Corte costituzionale bacchetta il premier che ha invitato a non votare: «Si deve partecipare, soltanto così si è pienamente cittadini»

Anna Maria Greco

Roma Sospira, il presidente della Corte costituzionale Paolo Grossi. Dopo essere riuscito ad evitare anticipazioni sulla legge elettorale e interferenze sulle intercettazioni, l'ultima domanda della conferenza stampa, lo trascina nell'arena politica. È lecito invitare all'astensione al referendum?

Però è deciso, non svicola: «Si deve votare: ogni cittadino è libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini. Fa parte della carta d' identità del buon cittadino. Nell'urna ciascuno può esprimere i suoi convincimenti».

Grossi sa bene che il premier Matteo Renzi ha ripetuto più volte il suo invito all'astensione al referendum «inutile» sulle trivelle, che si tiene domenica prossima. Sa anche che ha difeso la posizione astensionista ufficiale del Pd, «sacrosanta e legittima», dalle critiche della minoranza di sinistra. Ma si schiera sul fronte opposto al capo del governo e lo fa sulla base dei principi della Costituzione. Di quei valori di cui la Consulta non vuole essere «custode quasi museale», ma piuttosto «garante» della loro attualità.

Il referendum sulle trivelle del 17 aprile per la prima volta è stato richiesto da 10 Regioni ed ora ad applaudire Grossi, insieme a parlamentari che vanno da Fi a Si, ce ne sono diversi rappresentanti, dal presidente del Consiglio regionale del Veneto Roberto Ciambetti a Giandiego Gatta, vicepresidente del Consiglio regionale della Puglia.

Mentre Grillo invita tutti ad andare a votare «sulla fiducia», perché del quesito si capisce ben poco, Alessandro Di Battista del M5S gongola: «Renzi ha preso anche lo schiaffo istituzionale del presidente della Corte costituzionale. Ci auguriamo che il presidente della Repubblica si esprima». Per Francesco Paolo Sisto, commissario di Fi per Bari e provincia, «l'invito del premier all'astensione va rispedito al mittente». Roberto Speranza della minoranza Pd ricorda: «Costituzione, articolo 48 comma 2: Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Meno 6 giorni al referendum». Grossi, insomma, ha sollevato un bel polverone. Nella relazione sull'attività dell'Alta corte nel 2015, di fronte a Mattarella, ha citato le ordinanze sull'inammissibilità di altri referendum, da quello sulla geografia giudiziaria a quello sulla riforma Fornero. Si è lamentato anche dei troppi ricorsi alla Consulta che vengono bocciati per i loro «vizi genetici», con pronunce di inammissibilità che non entrano nel merito a causa degli errori di forma. «Può sembrare una sorta di fuga - ha spiegato Grossi -, ma la Corte non può farne a meno, perché queste ordinanze di remissioni sono talvolta malfatte».

Il 24 febbraio, quando è stato eletto alla Consulta, nel primo incontro con i giornalisti si lasciò scappare che il ricorso sull'adozione di una coppia gay era stato bocciato perché quel giudice «non sapeva fare il suo mestiere». Le polemiche non mancarono. Ora Grossi è più cauto. Per carità, aggiunge, «la qualità della nostra magistratura è egregia, ma c'è un problema organizzativo, di pochi giudici e troppo lavoro. Così, il giudice oberato non può fare a meno di un po' di frettolosità». Nella sua relazione, però, invita i magistrati a ristudiarsi i caratteri di questo tipo di ricorso, per evitare di sollevare questioni sbagliate o di cercare dalla Consulta critiche al parlamento su leggi controverse.