Il regalino del Csm: le ferie dei magistrati allungate di 15 giorni

«Niente udienze dal 15 luglio al 7 settembre per assicurare il godimento delle vacanze»

Quasi due mesi di ferie, dal 15 luglio al 7 settembre. Per i magistrati la prossima estate sarà più rilassante del solito. Ad allungare il loro periodo di riposo estivo ha pensato il Consiglio superiore della Magistratura nella seduta dello scorso 22 maggio. Il Csm ha infatti anticipato la data a partire dalla quale, in estate, non si possono convocare le udienze: dal 26 luglio, originariamente fissato dal ministero della Giustizia, al 15 luglio. E ha poi stabilito lo stesso divieto per il periodo dal 3 al 7 settembre. Di fatto, quindi, allungano le ferie dei magistrati, anche se formalmente i termini sono diversi. Il Csm infatti parla nella delibera di «periodo cuscinetto», ovvero - racconta Italia Oggi - «un lasso di tempo in cui non potranno essere fissate udienze ordinarie e in cui potranno essere trattati soltanto gli affari urgenti e indifferibili». Secondo il Consiglio «dovrà essere adottata in tempi brevi una compiuta rivisitazione della tematica della fruizione delle ferie, attraverso la revisione della normativa. Ad oggi si impone comunque l'urgenza di intervenire sulla rideterminazione del cosiddetto periodo cuscinetto».

Per capire la motivazione dietro la decisione del Csm bisogna ricordare che nel 2014 il governo tagliò le ferie dei magistrati da 45 a 30 giorni. Una riduzione che non è mai andata giù alle toghe, che reagirono duramente contro la sforbiciata alle loro vacanze estive. «Parlare del taglio delle ferie dei magistrati è mortificante e anche offensivo» protestò l'Anm di Torino. «Basta con le favole sulle ferie e sugli stipendi dei magistrati» si inalberò Rodolfo Sabelli, presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati. E il suo successore, Piercamillo Davigo, ha rilanciato la battaglia contro il taglio delle ferie fin dal primo discorso di insediamento: «Perché il nostro datore di lavoro deve tagliarci le ferie senza neppure consultarci? E perché far credere che il disastro della giustizia dipenda dalle nostre ferie, quando siamo i giudici che lavorano di più in Europa?». Una lunga dissertazione consultabile sul sito dell'Anm spiega tutti danni prodotti dal taglio delle loro ferie: «La riduzione delle ferie, inevitabilmente, spinge alla burocratizzazione del lavoro del magistrato, con il rischio di una transizione dal modello lavorativo professionale, che valorizza come si lavora, a quello impiegatizio, che valorizza quanto si lavora». Insomma, per il bene della democrazia, urge allungare le vacanze dei magistrati e tornare ai vecchi 45 giorni l'anno.

Ma i magistrati non si sono certo fermati alla protesta verbale, sei giudici del tribunale di Roma hanno anche fatto ricorso-pilota. Solo che il mese scorso il Consiglio di Stato, dopo tre anni, lo ha bocciato, spiegando in sostanza che le ferie più lunghe della norma non sono un diritto sancito dalla «specialità» delle toghe, ma un privilegio «anacronistico». Il Consiglio ha però anche chiesto al Csm di prescrivere ai capi dei tribunali di non fissare udienze a ridosso delle ferie, per dare il tempo ai giudici di scrivere le motivazioni delle sentenze già emesse. Prescrizione tradotta ora dal Csm nella delibera sul «periodo cuscinetto», prima e dopo le ferie, che di fatto allunga le vacanze dei magistrati ripristinando i famosi 45 giorni annui. Soddisfatti i relatori, due togati di Magistratura Indipendente: «In tal modo sottolinea in una nota il gruppo consiliare di MI sarà assicurato il godimento effettivo dei giorni di ferie in modo uniforme su tutto il territorio nazionale».

Commenti

seccatissimo

Mer, 29/05/2019 - 19:26

I sedicenti "lavoratori" stakanovisti ed intoccabili della potente casta "infallibile", autonoma ed indipendente, cui tutti si devono sottomettere!