Regeni, Al Sisi scagiona i suoi servizi: «Solo bugie, ucciso da gente malvagia»

Il presidente egiziano accusa i media e continua e negare ogni responsabilità

Matteo Basile

E alla fine la colpa è dei giornalisti. L'aver rapito, torturato brutalmente e ucciso Giulio Regeni, un ragazzo che era in Egitto per motivi di studio, secondo il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi «è un problema generato dalla pubblicazione da parte di media egiziani di menzogne». Et voilà, l'ennesimo patetico giro di valzer è servito. Al Sisi ha parlato di «reti sociali» e «professionisti dei media», colpevoli di mistificare una realtà, a suo dire, evidentemente tutta rose e fiori: «Noi annunciamo un progetto, loro lo mettono in dubbio; noi annunciamo una decisione, loro la mettono in dubbio; noi annunciamo un caso come quello là e loro accusano lo Stato». Dunque il problema per Al Sisi non è tanto la morte di un giovane, quanto il clamore successivo a questa vicenda che sta causando evidente imbarazzo al regime. È evidente a tutti quanto sia centrale il ruolo delle forze di sicurezza egiziane, ufficiali o no che siano, le uniche potenzialmente interessate a carpire informazioni da un ricercatore universitario che gravitava nel mondo dei sindacati e delle opposizioni al governo. Ma soprattutto, nessuno tra i «criminali comuni» accusati dell'omicidio avrebbe avuto alcun tipo di interesse nel torturare con tanta violenza una persona soltanto per rapinarla dei pochi averi che aveva con sé. Ma ovviamente Al Sisi continua a negare e attribuisce le responsabilità dell'omicidio a non meglio precisata «gente malvagia». Eppure il pressing sull'Egitto rimane fortissimo. Dall'Italia ma anche da Londra, con una petizione firmata da migliaia di persone, ed ora dal parlamento europeo. Ieri a Strasburgo gli onorevoli italiani hanno mostrato uno striscione in cui chiedono verità per Regeni ed in particolare l'eurodeputato Massimiliano Salini, coi colleghi Fulvio Martusciello e Alberto Cirio hanno chiesto all'ambasciatore egiziano presso l'Ue e al capo della delegazione del Paese che il caso sia discusso dal parlamento egiziano. «Ci hanno promesso che lo faranno», ha commentato Salini.

Il caos diplomatico resta altissimo, con l'Egitto che rischia di finire nella black list italiana con ripercussioni economiche enormi, per il turismo e per le aziende nostrane che operano in Egitto. Per questo il presidente egiziano non chiede del tutto la porta, almeno in apparenza: «Attribuiamo grande interesse a questo caso in particolare, in quanto abbiamo relazioni molto privilegiate con gli italiani. Abbiamo detto loro, venite e diciamo ancora una volta: venite, siate con noi. Noi trattiamo le questione in tutta trasparenza». Una tesi in contraddizione con quanto accaduto sinora, visto il «niet» alla richiesta italiana di avere i tabulati telefonici relativi al giorno della scomparsa di Regeni e per cui a breve partirà una nuova rogatoria internazionale dalla procura di Roma.