Regeni ucciso da professionisti della tortura

Forse fatale al ricercatore l'appuntamento che aveva con un avversario di Al Sisi

Luigi GuelpaSi chiama Hatem Abdel Moneim Tallima, ed è uno dei leader del Revolution Path Front, movimento in opposizione alla presidenza Al Sisi. Giulio Regeni aveva in agenda un incontro con lui prima di essere rapito il 25 gennaio scorso. É quanto emerge dagli interrogatori in corso al Cairo. Intanto per il pm della Procura di Roma Sergio Colaiocco non ci sono dubbi: il ricercatore friulano è stato ucciso da professionisti della tortura. Si tratta di un dato oggettivo che arriva dalle anticipazioni degli esiti dell'autopsia condotta dal medico legale Vittorio Fineschi. Nei primi giorni della prossima settimana verranno consegnate le conclusioni autoptiche, ma alcuni elementi sono già stati acquisiti: le numerose fratture e ferite riscontrate sul suo corpo dimostrano che il ragazzo è stato sottoposto a lunghe sevizie perpetrate appunto da professionisti della tortura. Secondo fonti investigative Regeni conduceva una vita molto riservata, trascorreva ore in chat con la sua ragazza ucraina Valeria, comunicava via mail con la famiglia e aveva pianificato il rientro in Italia per metà febbraio.Parallelamente proseguono le indagini coordinate al Cairo dal ministro degli Interni Magdy Ghaffar. Le autorità egiziane sostengono che non ci siano elementi per ritenere che il ricercatore fosse in realtà uno 007 e che lavorasse al servizio di qualche intelligence. La pista della vendetta personale è tenuta in piedi dal capo della polizia di Giza, Khaled Shalaby, ma sembra poco credibile, così come le voci raccolte da alcuni quotidiani del Cairo che sostengono come la morte di Regeni debba essere collegata «ad ambienti criminali o al desiderio di vendetta per motivi personali». I responsabili dell'omicidio vanno comunque ricercati nella cerchia delle sue conoscenze, correlate al quartiere dove abitava e ai suoi studi. Il quotidiano Al Ahram raccoglie addirittura fonti vicine al ministero della Difesa, rivelando che il 25 gennaio, giorno della scomparsa, sarebbe stato ripreso dalle telecamere della stazione della metropolitana di Attaba, a pochi chilometri di distanza da Piazza Tahrir, dove il 28enne aveva un appuntamento a cui non è mai arrivato. Le telecamere della metropolitana vengono cancellate automaticamente dopo 12 giorni, quindi non ci sarebbero gli strumenti per considerare documentabile l'episodio. Intanto spuntano due persone interrogate dagli inquirenti egiziani: un pittore e un venditore ambulante. Il pittore, Ismail, avrebbe incontrato Regeni l'11 dicembre negli uffici del sindacato Ctuws, in Qasr al Ainy street, e due giorni dopo nella sede del partito Revolution Path Front, il movimento guidato appunto da Tallima, il politico che Regeni avrebbe dovuto incontrare il 26 gennaio. Ismail avrebbe rilasciato al giovane «dichiarazioni per un'intervista sulle condizioni di lavoro in Egitto». Più complesso il rapporto con il venditore ambulante, Khaleed, che avrebbe visto Regeni in sei diverse circostanze. Si ipotizza che questo Khaleed possa essere stato addirittura una sorta di guida del ricercatore friulano negli ambienti sindacali e in quelli, più a rischio, della Fratellanza musulmana, organizzazione considerata fuorilegge dal presidente Al Sisi. Un quadro più preciso gli inquirenti ce l'avranno analizzando le conversazioni e le chat sui social network e gli accessi dal telefonino. Per queste ragioni il pm romano Colaicco ha inoltrato richieste ai maggiori operatori del web. Le risposte ufficiali sono attese non prima di due settimane.