Regioni sul piede di guerra contro la sforbiciata da tre miliardi alla Sanità

Regioni sul piede di guerra per i ventilati tagli alla Sanità. «In questo modo è difficile continuare a collaborare con il governo», commenta Sergio Chiamparino, presidente del Piemonte. «Se tagliano a Lombardia e Veneto, è guerra», tuona Matteo Salvini, segretario della Lega. E il suo collega di partito, presidente del Veneto, minaccia azioni eclatanti.

Alla base della rivolta, l'ipotesi di ridurre di 3 miliardi la spesa sanitaria nel 2015. Operazione che dovrebbe rientrare nella Legge di Stabilità tra le voci di intervento della spending review .

Palazzo Chigi, vista l'insurrezione, prova a gettare acqua sul fuoco. Ma non nega misure di risparmio nel settore. Nessuno vuole tagliare la sanità - spiegano fonti della presidenza del Consiglio - ma nessuno vuole gli sprechi. Come verranno individuati questi sprechi, però, il governo non lo ha ancora deciso. Un caso su tutti: l'applicazione dei costi standard (per eliminare gli sprechi, tipo diverso prezzo d'acquisto delle siringhe tra Calabria e Veneto) dovrebbe essere già in vigore ed applicata dalle diverse Regioni.

Da un punto di vista aritmetico, per rispettare gli impegni europei sulla graduale riduzione del deficit, Renzi dovrebbe recuperare 20 miliardi di euro. Di contro, il governo italiano si è impegnato a bloccare il disavanzo entro il tetto del 3%. Tra il rispetto dei Trattati e la posizione del governo italiano, c'è uno scarto di quasi un punto di Pil.

Vale a dire, che se il governo riesce a far passare la sua posizione a Bruxelles (e con la nuova Commissione Ue sembra tutt'altro che facile), nel 2015 può fare una manovra da 5-6 miliardi. Se non ci riesce, dovrà fare una Legge di Stabilità da 20 miliardi.

Al momento, il ministero dell'Economia si sta attrezzando per il peggio. Con la speranza che la spending review abbia il necessario sostegno politico per essere introdotta. Nel frattempo, Palazzo Chigi punta ad una riduzione del 3% della spesa per i singoli ministeri. E chiede che siano gli stessi dicasteri ad operare i tagli.

Nel complesso, interventi di questo tipo possono garantire non più di 5-6 miliardi. Un'altra metà potrebbe essere quantificata (ad essere ottimisti) dalla riduzione della spesa per interessi, determinata dal calo dello spread.

Insomma, sulla carta (e fra mille resistenze delle amministrazioni) il governo potrebbe contare su 8-10 miliardi. Da qui, le voci di interventi incisivi sulla Salute. Con conseguente rivolta delle Regioni. E del Pd. Stefano Fassina ha già annunciato una contro-manovra, elaborata dalla componente minoritaria del partito.

Commenti

angelomaria

Ven, 12/09/2014 - 20:00

COS'E PERDETE IVITALIZI E I GUADAGNI DELLE CORRUZZIONI QUALE SANITA VELA SIETE MANGIATA E BEVUTA!!!

gpl_srl@yahoo.it

Sab, 13/09/2014 - 19:06

è evidente che i tagli debbano colpire le regioni come Lombardi e piemonte che se han dimostrato di poter vivere senza rubare,, vuol dire che possono farlo ora facendo qualche sacrificio: di certo non si puo chiedere la stessa cosa a certe regioni del sud dove c'è ancora margine per poter accedere ad acquisti in grado di consentire tangenti esorbitanti agli addetti ed ai fornitori che da un giorno all' altro non sarebbero in grado di adattarsi a periodi di austerità.