Reliquia di Santa Rosalia portata ai carcerati Il figlio del boss si pente

L'arcivescovo con la «Santuzza» al Pagliarelli e Francesco Lombardo decide di collaborare

Figlio del boss di Altavilla Milicia e in carcere per reati di mafia, il trentasettenne Andrea Lombardo è stato folgorato da Santa Rosalia, patrona di Palermo. È così che ha iniziato a collaborare con la giustizia.

La reliquia della «Santuzza» era stata portata nel carcere di Pagliarelli, nei giorni del cosiddetto «festino» di Santa Rosalia, per dare conforto ai detenuti, dall'arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, accompagnato da don Filippo Sarullo. Quest'ultimo, che oggi esercita nella cattedrale, conosce bene Andrea, perché prima era parroco ad Altavilla Milicia, il regno del boss Francesco, padre del 37enne, imputato a piede libero con lui dell'omicidio dell'ex fidanzato della figlia (e sorella di Andrea), l'imprenditore Vincenzo Urso.

Qualche scambio di parola con il parroco e Andrea ha «sentito qualcosa dentro». Racconta che i due rappresentanti della chiesa lo guardarono dritto negli occhi e lui iniziò a vedere la realtà con una nuova luce. Lo ha raccontato personalmente dinanzi ai magistrati della quarta sezione della Corte d'appello nel processo «Reset 2».

Il nuovo collaboratore di giustizia parla da una località segreta collegato in videoconferenza con i magistrati e accusa il padre Francesco dell'omicidio dell'imprenditore edile avvenuto il 25 ottobre del 2009. Ad attenderlo al suo rientro a casa di sera, ad Altavilla Milicia, c'era qualcuno. Urso comprese di essere in pericolo e scappò a piedi per le vie del paese, ma fu raggiunto da una pioggia di proiettili calibro 7.65.

Stando alle accuse, il movente sarebbe la concorrenza che l'imprenditore faceva a Lombardo nel settore del movimento della terra e la fine della relazione con la figlia, che il boss non avrebbe mandato giù.

Urso aveva avuto modo di conoscere bene Lombardo non solo perché si era messo con la figlia, ma ancora prima, quando, mostrando troppa sicurezza perché «protetto», aveva fatto uno sgarro a Lombardo e quest'ultimo lo aveva punito per fargli vedere chi comandava. L'imprenditore era stato denudato dinanzi ad altri mafiosi.

Il nuovo pentito conosce tutti i segreti del clan e mano a mano sta snocciolando dinanzi ai giudici episodi e informazioni. In lui qualcosa covava dentro già da un anno. Aveva, infatti, pensato di collaborare con la giustizia già nel 2017, ma non aveva osato farlo senza essersi confrontato col padre, anche lui in carcere. Impossibile. Perché a causa dell'imputazione comune, era stato disposto per padre e figlio il divieto di incontrarsi. Ma poi è arrivato l'incontro che gli ha cambiato la vita, quello con la «Santuzza» e così Andrea è stato folgorato sulla via di Damasco.

L'8 luglio scorso, dopo la visita in carcere dell'arcivescovo e del parroco con la reliquia della Santa, ha deciso di parlare con i pm e a fine estate sono iniziati i primi incontri con i carabinieri. Il primo interrogatorio è del 22 ottobre scorso con il pm Francesca Mazzocco.

Commenti

Angel59

Dom, 09/12/2018 - 09:51

Alcune volte il carcere duro produce miracoli! In questa vicenda la santuzza c'entra poco o niente.

titina

Dom, 09/12/2018 - 10:52

Al pentimento non credo.

lorenzovan

Dom, 09/12/2018 - 12:17

miracolo...miracolo....cpme no..."beato" chi ci crede...lololololo