Renzi "apre" a Pisapia: "Sì, ma lasci D'Alema"

Renzi parla delle alleanze per il futuro: "Una cosa è Pisapia. Ma, se si scrive Pisapia e si legge D'Alema è un'altra storia"

"Il segretario Pd sarà anche candidato premier? Lo prevede lo statuto del Pd. Non lo decido io, né Orlando né Emiliano. Sono le regole che noi tutti rispettiamo. I leader degli altri Paesi, dalla Merkel al Blair, non verrebbero fatto le riforme che hanno fatto se non fossero stati al contempo capo del Governo e capo del partito". Così Matteo Renzi, ospite nel salotto di Bruno Vespa a Porta a Porta, mette in chiaro le sue probabili mosse del futuro. L'ex premier in vista delle primarie del 30 aprile, parla anche delle alleanze: "Una cosa è Pisapia. Ma, se si scrive Pisapia e si legge D'Alema è un'altra storia". Poi Renzi ha ricarato la dose su Baffino: "D'Alema ha rotto il Pd, ha brindato il giorno del referendum. Io non ho nulla contro D'Alema ma nei circoli Pd se gli parli di quelli che hanno rotto l'unità del partito non li fanno entrare in cucina". Infine l'ex premier parla del suo programma: "Se vinceremo le primarie, noi diremo di andare avanti con il lavoro del Governo, come è sacrosanto, ma di fare un piano per i prossimi cinque anni, per la prossima legislatura. Pensiamo a una manovra choc di aggressione del debito. Stiamo studiando un piano" che "ci permetta una riduzione delle tasse. Iniziando da chi? Dalle famiglie. Oggi la vera questione è mettere più soldi in tasca alle famiglie e specialmente alle famiglie con figli".

Commenti

mich123

Ven, 28/04/2017 - 07:13

Renzi ha fatto errori. Il primo fu quello di non aver imparato la lezione del siluramento di Prodi. Cento parlamentari hanno affossato il candidato del loro stesso partito. In quel PD bolliva tutto il magma dei Campi Flegrei. L'altro errore fu di procedere a tutti i costi sulle riforme, allearsi con Berlusconi e fare promesse che mai sarebbe stato in grado di mantenere. Se contro Prodi ce n'erano cento contro il Presidente di Berlusconi ce n'erano mille. L'intenzione delle riforme era in sé lodevole, ma impossibile in un Parlamento bottegaio e trasformista. Oggettivamente quel tentativo di riforma unilaterale premiava...la confusione. I settemila avvocati di Milano non sarebbero bastati a coprire i contenziosi che ne sarebbero emersi.