Renzi blocca Padoan pure sui pignoramenti

La stretta proposta dal ministro stoppata dal «premier ombra». Caos anche sul catasto

Roma Al ministero dell'Economia non si respira una buona aria. La stagione dei veti del Pd, e in particolare di quelli imposti dal segretario ombra Matteo Renzi, non è finita con il vertice di mercoledì tra Pier Carlo Padoan e i parlamentari del partito. L'idea di una stretta sui pignoramenti per incentivare i contribuenti ad aderire alla rottamazione delle cartelle è stata bloccata sul nascere dall'ex premier in persona.

Il tempo di un sms dei parlamentari fedeli, nel quale si riferiva l'annuncio del ministro, ed è partita una telefonata di Renzi al premier in carica, Paolo Gentiloni. L'idea di tornare a un fisco stile Dracula è in incubo per il segretario in pectore del Pd. In fumo tre anni a convincere gli italiani che con lui è iniziato il Fisco 2.0; la compliance (cioè il fisco che cerca una soluzione d'intesa con il contribuente potenziale evasore) rimpiazzata dalla minaccia peggiore: l'esproprio di beni o di un pezzo di stipendio.

Piano subito rientrato. Salvo sorprese dell'ultim'ora che e salvo mutazioni del governo Gentiloni. Che sono da escludere se è vero che l'esecutivo sta schivando tutti gli argomenti caldi dell'economia.

Ieri il ministro dell'Economia ha detto che i segnali che arrivano sul Pil sono incoraggianti. Poi ha assicurato che il rilancio degli investimenti pubblici «è e rimane una delle principali strategie della politica del governo. Gli investimenti pubblici e privati - ha osservato - vanno considerati elementi complementari della strategia di crescita».

Concetto, anche in questo caso, identico a quelli che escono dalla Commissione europea in questi giorni. Ma niente di impegnativo.

Concretamente ci sono dei rinvii. Quello sui ticket (vedi l'articolo sopra), che potrebbe anche portare l'ennesima rinuncia a toccare le tax expenditures. In entrambi i casi il rischio è che si trasformino in aumenti delle tasse. Entrambi i progetti non piacciono né al Pd né agli amministratori locali. Che sono in gran parte del Pd.

Poi la notizia più rilevante di ieri. L'ennesimo rinvio, per una delle misure chiave della legge concorrenza. L'abolizione delle tariffe «a maggior tutela» elettriche e del gas slitta di un altro anno. La decisione è scaturita da un nuovo incontro tra il governo e la maggioranza. Inutile dire che anche la fine del mercato tutelato è materia poco vendibile elettoralmente. Stessa sorte potrebbe toccare alla riforma del catasto, impopolare perché percepita come un aumento delle tasse. Vittorie politiche per Renzi, ma difficoltà in più per il ministro Padoan. In difficoltà, come ai tempi del precedente esecutivo.

AnS

Commenti

Duka

Gio, 06/04/2017 - 08:39

Renzi..... che il Gentiloni fosse un burattino lo sanno pure i sassi ma che non abbia neppure la dignità di stesso .... mah , per la busta paga, stratosferica, sono disposti a tutto.

Ritratto di 02121940

02121940

Gio, 06/04/2017 - 09:58

Il PREMIER OMBRA. Una fortuna o una disgrazia? Ai posteri l'ardua sentenza.

Cio

Gio, 06/04/2017 - 11:21

Ma possibile che questo essere abbia ancora tutto questo potere nonostante il referendum del 4 dicembre????

diesonne

Gio, 06/04/2017 - 12:00

diesonne renzi il deusg ex machina-gentiloni reagisca e il parlamento intervenga per l'ingerenza di renzi sul governo

Raffaello13

Gio, 06/04/2017 - 12:48

Sono stato contrario alle leggi mal fatte di Renzi, ma ora sono contento che condizioni il PD su una linea anti tasse, anche se a scopo elettorale, però è l'unico modo per salvare la stentata ripresa. Magari tagliassero qualcosa degli sprechi...

JosefSezzinger

Gio, 06/04/2017 - 13:41

Lo sanno tutti che il PD è il partito delle tasse.... Anche gli altri non sono da meno. Ora fanno un pò di spettacolo elettorale......dopo le elezioni del 2018 i provvedimenti rinviati saranno tutti approvati regolarmente, inclusa la riforma del catasto==aumento delle rendite catastali. Mr. Padoan stà al gioco ed abbozza......