Renzi fa il gradasso: «Protesta da ridere» Poi si pente e cerca una mediazione E in Aula già pronti 1800 emendamenti

Roma «Lo sciopero dei docenti? Mi fa ridere». Matteo Renzi prima fa il gradasso con i professori poi capisce di aver esagerato e cerca di ammansirli promettendo di scrivere una lettera a «tutti gli insegnanti italiani per spiegare la Riforma». Lo sciopero proclamato dai sindacati scuola per il 5 maggio ora spaventa il premier che cerca di correre ai ripari annunciando una nuova campagna di comunicazione sulla Riforma della scuola, nella speranza di farla digerire a docenti, genitori e studenti. Renzi però non ha capito, o forse finge di non capire, che l'impostazione della Riforma è stata ben compresa dal mondo della scuola che proprio per questo la vuole respingere. Insomma non è scrivendo una letterina a tutti i professori che il presidente del Consiglio riuscirà a fermare la rivolta che bolle in pentola da mesi. E questo governo non può permettersi di alimentare l'ostilità di un enorme bacino elettorale tradizionalmente schierato a sinistra. L'annuncio dello sciopero è stato commentato a caldo da Renzi in modo improvvido. «Lo sciopero farebbe ridere se non fosse triste scioperare contro un governo che sta assumendo centomila insegnanti - dice il premier - La scuola è delle famiglie e degli studenti non dei sindacati della scuola» Il punto è che la riforma è stata bocciata anche dalle famiglie e dagli studenti ma Renzi fa finta di non essersene accorto. E le cose non potranno essere messe a posto da un'ennesima «campagna di comunicazione». Troppe promesse fatte a settembre dal governo si sono perse per strada. È vero che l'esecutivo intende assumere 100.000 precari, un impegno preso anche nella legge di Stabilità. Peccato però avesse promesso di farlo per decreto entro lo scorso anno mentre al momento le assunzioni sono legate all'approvazione del ddl che deve sottostare ai più incerti tempi parlamentari e sul quale proprio ieri sono piovuti 1.800 emendamenti. Facile intuire che su alcune tematiche l'opposizione darà battaglia in aula. Una battaglia che troverà sponda anche nella piazza. Tra le richieste quella di ampliare la platea degli assunti. Richiesta legittimata dal fatto che a settembre è stata fatta una precisa promessa dal governo ovvero l'eliminazione del precariato che conta presenze triple rispetto alle 100.000 assunzioni che per ora sono rimaste sulla carta. Insomma per approvare la Riforma in tempi utili il premier rischia di dover ricorrere alla fiducia. Una scelta davvero impopolare su un tema come la scuola. Durissimi i commenti dei sindacati. Massimo Di Menna, segretario generale Uil scuola, invita il premier a riflettere sul fatto che «lo sciopero è un sacrificio e non va irriso». Francesco Scrima, Cisl Scuola, fa notare che è proprio «a nome di famiglie e studenti» che i sindacati scioperano di fronte a «provvedimenti decisi senza la scuola e contro la scuola». Un altro sindacato, l'Anief, non condivide lo sciopero del 5 maggio ma soltanto perché ne ha proclamato già uno il 24 aprile per convincere il governo «a fare un passo indietro».