Renzi fa proclami: «Non la daremo vinta al terrore»

RomaIl nome dell'ultima vittima, la francese Huguette Depeu, è stato aggiunto solo sabato alla stele commemorativa che ricorda i 22 morti del Museo del Bardo. Ma ieri, per le vie del centro di Tunisi blindate e presidiate da cecchini per l'alto rischio di attentati, a manifestare contro il terrorismo islamico è sceso un fiume interminabile di gente.

Un colpo d'occhio impressionante, punteggiato dalle bandiere rosse nazionali: migliaia di tunisini, dagli studenti alle femministe di Femmes Democrates , intellettuali e artisti, avvocati, famiglie, molti bambini, semplici cittadini venuti da ogni parte del Paese issando cartelli spesso scritti a mano per dire no alla religione di morte dei terroristi e per difendere la Tunisia laica e democratica dai loro attacchi: «Le monde est Bardo», «Non ho paura», «Uniti contro il terrorismo», «Stessa lotta a Parigi e Tunisi, stop a odio e morte, inno alla vita e alla libertà».

Al corteo della popolazione si è unito quello delle autorità locali e straniere, per marciare insieme verso il Museo del Bardo, simbolo della storia tunisina e teatro della strage. Per l'Italia, ha voluto essere presente il premier Matteo Renzi: «Siamo qui per dire che noi non la diamo vinta ai terroristi. Nella battaglia difficile per la democrazia non lasceremo il futuro in mano agli estremisti. I paesi europei e stranieri vogliono vincere la sfida contro il terrorismo e continueremo a combattere per gli ideali di pace, libertà e fraternità ovunque». Insieme a lui c'erano la presidente della Camera Laura Boldrini e il presidente della commissione Esteri Fabrizio Cicchitto. «La Tunisia - sottolinea il presidente del Consiglio - è il paese che più di altri nell'area del Mediterraneo ha combattuto una battaglia difficile per la democrazia. Il primo paese a riscrivere la Carta costituzionale dopo la Primavera araba. Il paese - aggiunge - che sta tentando con determinazione di restituire speranza al proprio popolo». Accanto a lui il presidente tunisino Beji Caid Essebsi, il premier Habib Essid e molti leader e politici europei: Francois Hollande, il premier francese Manuel Valls, il ministro degli Esteri della Spagna Garcia-Margallo, il ministro dell'Interno tedesco Thomas de Maiziere, il premier belga Charles Michel, lo svizzero Claude Heche e il vicepresidente del parlamento europeo Ramon Luis Calcarcel Siso. Ma tanti anche i leader mediorientali e arabi, dal presidente palestinese Abu Mazen all'algerino Abdelmalek Sellal, il libico Abdullah al Thani (espressione della Camera dei rappresentanti di Tobruk) e il vicepresidente del Consiglio del Bahrein, Khalid bin Abdullah al Khalifa, il rappresentante dell'Assemblea nazionale marocchina Ahmed Touhami e il viceministro degli Esteri egiziano Abdul Rahman Salah, il ministro dell'Interno giordano Hussein Majal.