Renzi fa scudo allo Sceriffo e compra le metropoli al voto

Il premier: "La magistratura indaghi, ma lui ha il diritto di governare". E in vista delle amministrative arrivano fondi a Roma, Milano e Napoli

La guerra, si dice nella fiction tv Gomorra, non la vince chi è più forte, ma chi «è cchiu bravo a aspetta'». Seduti sulla riva del fiume, ci si gode (si fa per dire) la deflagrazione del conflitto Renzi-De Luca, nel suo multiforme dispiegarsi. Aereo e sotterraneo.Ieri l'avanzata del premier sui terreni di quella che un tempo fu Campania felix, e oggi terreno infestato da rifiuti tossici e liquami politici. Matteo Renzi svolazza con i propri caccia da ricognizione, sempre ossessionato dall'idea di non essere risucchiato da vuoti d'aria, o di memoria. Come fu per Marino, anche De Luca non deve sembrare affar suo: magari del Pd, ma non suo. Palazzo Chigi ricorre così a uno sperimentato format: «La magistratura faccia il suo corso, allo stesso tempo il governatore ha la titolarità, il diritto e il dovere di governare. De Luca lavori, se capace». A chi nota che le medesime parole furono dette al sindaco Marino, poco prima di sospingerlo nel microonde, Renzi fornisce conferma: «Sì, l'ho detto in altre circostanze. De Luca si preoccupi della Campania, ha la piena disponibilità del governo, come Maroni, Crocetta e tutti gli altri governatori».Arma a doppio taglio, allora, tossica come si conviene. Difesa ufficiale di De Luca secondo quanto reclamava De Luca stesso, che capisce l'antifona e ringrazia. Ma anche implicito inserimento del suddetto nel mirino, nella black list degli obbiettivi da colpire chirurgicamente. Messo sotto osservazione, non avrà più alibi: il giudizio divino, anzi renziano, rimarcherà la debita distanza da accadimenti futuri. Cui è delegato il naturale corso dell'azione giudiziaria.Non basta. A De Luca, Renzi getta anche il salvagente per veder come si destreggia nel mare in tempesta. Concedendo, al dilaniato Pd campano, De Luca o non De Luca, anche qualche cartuccia in campagna elettorale (si vota a Napoli, chissà se la Regione regge). Il governo sblocca perciò fondi a lungo trattenuti in saccoccia: 150 milioni l'anno per tre anni (totale 450) per la bonifica della Terra dei fuochi (si partirà dall'eliminazione della «piaga delle ecoballe»); altri 50 per la bonifica di Bagnoli (anch'essi saranno gestiti dalla Regione, e non dall'inviso sindaco De Magistris). Raddoppio di posta, insomma, che invita De Luca a «vedere» o mollare il piatto. «Il mandato dato dai cittadini a De Luca è pieno - spiega Renzi -. Di conseguenza ha delle grandi sfide davanti a sé: se c'è una persona che può fare della Terra dei Fuochi una grande sfida quello è proprio De Luca». Ma le elargizioni elettorali del premier non si fermano certo alla Campania. Altri 150 milioni arrivano a Milano per il dopo-Expo e 200 a Roma per il Giubileo. Interventi «a pioggia» che cadono fragorosamente dal cielo, e ricordano i volantini benevoli degli Alleati mentre risalivano la Penisola. Operazione che ridesta i sospetti del povero Marino, che si sente beffato. «Finalmente stanziati i 200 milioni che servono per il Giubileo - dice -. Ma cos'è cambiato da quando il governo diceva che non ci avrebbe messo un euro? Mi hanno eliminato per gestire direttamente 200 milioni...». Bravo marziano, stavolta sceso dall'astronave: s'è accorto che si combatte una guerra d'occupazione. Una dopo l'altra, come in un verso del grande Ezra Pound. La cui conclusione non è affatto una «good news»: iniziate da uomini/che non sarebbero buoni a costruire un pollaio.

Commenti
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mauriziogiuntoli

Sab, 14/11/2015 - 10:22

Non voterei mai per Marino o per DeLuca. Sono lontano da loro in misura galattica. Ma tra i due non c'è alcuna analogia. Il primo è un poveretto sotto il cui naso è passata la peggiore malavita italiana: le coop rosse e la burocrazia romana. Lui non se n'è accorto ed ha continuato a rubacchiare quel che poteva, poco, molto poco. Il secondo è un drago, uno che sotto la ridicola eloquenza paludata e stupidina, nasconde degli attributi che il Colleoni Bartolomeo stesso gli avrebbe invidiato. Uno non governava il secondo governa e bene. A prescindere. Quindi se freghi dei magistrati e delle Severino e governi.