Renzi fa slittare le tasse per salvare la festa «anti Imu»

Il governo sposta il pagamento di alcuni tributi perché domani il Pd celebra il finto calo della pressione fiscale

C' è poco da festeggiare quando si continua ad essere stritolati da troppe tasse. E il «No Imu day», lanciato da Matteo Renzi per domani 16 giugno, doveva coincidere col giorno di scadenza, per milioni di contribuenti, del termine per pagare ben 24 imposte.

L'appuntamento per la liberazione dalla tassa sulla prima casa rischiava di trasformarsi in boomerang per il governo. E, forse per attenuare l'impatto negativo, si decide in extremis di far slittare le scadenze fiscali dei modelli precompilati. Due settimane in più per il 730, tre per Unico 2016 destinato agli studi di settore. Il decreto del premier pubblicato in Gazzetta ufficiale, spiega che non si tratta per gli intermediari di una proroga generalizzata, ma di un rinvio della presentazione all'Agenzia al massimo del 20 per cento dei modelli, mentre la proroga è totale per i contribuenti «autonomi».

Da giorni montavano le polemiche su una festa, il «No tax day» con banchetti in tutta Italia per dire addio alla tassa sulla prima casa, che è stata ideata dal premier per avere un forte impatto sugli elettori prossimi ai ballottaggi ma può essere controproducente.

A Palazzo Chigi ci si è convinti alla fine che era meglio accogliere le richieste dei commercialisti, preoccupati per la concentrazione in questo periodo delle principali scadenze fiscali, e la scelta appare dettata da motivi politici.

La stessa minoranza Pd ha già annunciato che non vuole partecipare domani alla festa per l'abolizione di Imu-Tasi e preferisce concentrarsi sulla campagna elettorale delle amministrative. Non mostrano alcun entusiasmo gli operatori del settore, da quelli dei sindacati con in testa la Cgil al coordinamento della Consulta nazionale dei Caf. Dicono che la cancellazione dell'Imu è importante, ma non attenua l'impatto negativo del pagamento di troppe tasse. Forza Italia, poi, va all'attacco. «Pd in piazza e con quale faccia?», chiede l'azzurro Francesco Paolo Sisto.

Lo scontento tra la gente dilaga, mentre quasi 25 milioni di proprietari si preparano a pagare l'acconto di Imu e Tasi per gli immobili diversi dall'abitazione principale. Un salasso che la Uil calcola in 10,1 miliardi di euro. La cifra media è di 1.070 euro (535 euro l'acconto di giugno), con punte di oltre 2 mila euro nelle grandi città. L'Imu-Tasi sulle prime case cosiddette di lusso peserà mediamente 2.610 euro, arrivando oltre i 6 mila euro. E il 41,1 per cento di dipendenti e pensionati è proprietario di un immobile oltre a casa sua.

Renzi, però, si mostra spavaldo, nella sua ultima enews sul «Tax day». «Giovedì 16 milioni di italiani - scrive - non pagheranno la Tasi sulla prima casa. Come pure non pagheranno Imu e Irap agricola, vedranno finalmente lo sconto sull'Irap derivante dalla cancellazione della componente costo del lavoro, non pagheranno l'Imu imbullonati. Una riduzione di tasse che non ha precedenti per qualità e intensità nella storia degli ultimi vent'anni». Esorta a «scendere in piazza», «con orgoglio, senza timidezza», perché ciò che è stato fatto è «oggettivamente impressionante», ma non viene valorizziato bene «neanche da noi».

Per Renato Brunetta «il premier mente sapendo di mentire». Il presidente dei deputati di Fi ricorda che è stato «il primo ad aumentare la tassa sulla casa, la cosiddetta Tasi», non bloccando «la norma del governo Letta che prevedeva l'aumento dello 0,8 per mille del tetto massimo di imposizione da parte dei Comuni».