Renzi, Giggino e il referendum dimenticato

Scatta l'allarme siccità e torna il clima di retorica che accompagnò la campagna per il referendum sull'acqua. L'Italia che si desertifica, i loschi privatizzatori dell'acqua pubblica e i bislacchi consigli per risparmiarla che vanno ben oltre un giusto discorso di uso razionale della risorsa. L'architetto Paolo Portoghesi che sul Corriere consiglia di chiudere le fontanelle (come fatto davvero dalla giunta a 5 Stelle di Roma) ricorda il presidente onorario del Wwf Fulco Pratesi che rivelava la sua salvifica pratica di usare doccia e sciacquone solo ogni tanto. Dimenticando che l'acqua per usi domestici vale il 15 per cento del totale del consumo. E che la stragrande maggioranza dei gestori dell'acqua in Italia erano, e sono, a maggioranza pubblica. Manca solo che si ritiri fuori la lotta per l'acqua pubblica dei campesinos del Cochabamba, un classico del dibattito di allora.

La retorica sull'acqua pubblica e l'ecocatastrofismo all'epoca furono cavalcati anche dal Pd. Renzi twittò che avrebbe «votato sì per l'acqua pubblica». Per non parlare del movimento di Beppe Grillo che si può dire direttamente figlio della campagna per «l'acqua bene comune». Anche De Magistris a Napoli sfruttò l'onda lunga del referendum: cambiò nome alla municipalizzata che diventò Abc, acronimo di «Acqua bene comune». E chiamò a dirigerla Ugo Mattei, il costituzionalista che aveva ideato i quesiti referendari. Ma una volta incassato il dividendo politico, l'aria è cambiata. Il Pd di Renzi, dimenticando l'entusiasmo del premier per la consultazione, per fortuna non ha assecondato il movimento referendario cassando l'obbligo di assegnare la gestione dell'acqua a società pubbliche. I Cinque stelle di recente sono stati accusati di «aver spento una stella», scaricando il movimento per l'acqua. E De Magistris tre anni fa ha silurato Mattei senza manco una telefonata causa «fine del rapporto di fiducia». La gestione in stile «bene comune» si è peraltro risolta nella creazione di un comitato di cittadini che ha inciso poco o nulla.

Del resto il movimento dell'acqua pubblica fin da subito è stato strumentalizzato politicamente. Alcune giuste istanze sui guasti di una gestione carente e poco previdente dell'acqua erano annegate nella volontà della solita sinistra movimentista di usare il palcoscenico del referendum per rilanciare i vecchi slogan di rivoluzione no global. L'unico risultato di quella stagione è stato lo stallo degli investimenti, preludio della nuova crisi idrica. Che ora potrebbe rilanciare il fronte barricadero.