Renzi liquida il caso Marino: è la democrazia

RomaAltro che colpi di mano del governo, come denunciano le opposizioni, o complotti contro di lui, come lamenta Marino: «Se la maggioranza dei tuoi consiglieri ti manda a casa, non si chiama congiura: è la democrazia, bellezza», taglia corto Renzi.

Con Marino e il suo tentativo di giocare il ruolo della vittima Renzi è spietato, parla di «fallimento» nell'amministrazione e di tono «finto nobile e vero patetico». I politici, chiosa, «si dividono in capaci e incapaci. Non c'è disonestà intellettuale più grande di chi inventa congiure di palazzo per nascondere i propri fallimenti».

Il premier ha fretta di voltare pagina, perché, comunque la si giri, la vicenda Marino è stata un disastro per il Pd, e risalire la china del consenso sarà dura. «Ma non ho il chiodo fisso di fare bella figura per vincere le elezioni: ho il chiodo fisso di far ripartire Roma», assicura. E sarà questa, giurano i suoi, la priorità delle prossime settimane: per avere qualche speranza di ripresa nella Capitale, la regia deve passare sostanzialmente nelle mani di Palazzo Chigi, che ha scelto il commissario e che si accinge a staccare un bell'assegno in vista del Giubileo: soldi praticamente negati a Marino e che ora invece si è pronti a sbloccare al prossimo Consiglio del ministri. A meno che non slitti, proprio per timore delle polemiche che l'ex sindaco è pronto a scatenare.

Col commissariamento, ora, si tenterà di far vedere che la città può tornare a funzionare e che il Giubileo può non sarà necessariamente una jattura. Poi si tratterà di trovare un candidato per affrontare le elezioni: «È troppo presto per parlarne, prima va riorganizzato un partito dilaniato dalle correnti», dice Renzi. Tant'è che nel Pd già si litiga sul metodo: i vertici renziani puntano ad evitare le primarie (per non alimentare le correnti, appunto), a Roma come a Milano, ma la minoranza è pronta alla guerra contro «i candidati scelti dall'alto», e contro la volontà di Renzi di rompere con Sel per cercare consensi al centro. E dal sostenitore del governo Pierferdinando Casini arriva un avvertimento: «Renzi abbia coraggio», perché un «flop» alle amministrative potrebbe «affossare il governo». Meglio «uscire dalla retorica destra-sinistra» e puntare su un candidato della «società civile» che sia trasversale. Casini (e un pezzo di Pd) pensano a Marchini. O anche alla ministra Ncd (ma renziana doc) Lorenzin.