Renzi a Mattarella: mi proclamo ministro Rimpasto in vista

Il premier si prende le Infrastrutture «per rimettere le cose in ordine» Poi potrebbe affidarle a Delrio ma con le grandi opere a Palazzo Chigi

Il nuovo ministro ha quarant'anni, si chiama Matteo, è di Firenze e somiglia molto al presidente del Consiglio. Certo, l'incarico è «provvisorio» e l'interim, come spiega il capo dello Stato, per definizione non può durare in eterno, ma intanto al posto di Maurizio Lupi adesso c'è Renzi e ci resterà per un po'. Quanto? Forse solo alcuni giorni, poche settimane, magari non fino alle elezioni regionali di maggio, comunque il periodo necessario, come dice il premier ai suoi collaboratori, «per rimettere le cose in ordine e reimpostare il lavoro». C'è l'ipotesi di una mini-riforma, con il trasferimento a Palazzo Chigi la gestione della grandi opere. E c'è la strada più veloce, il rimpasto: Graziano Delrio promosso alle Infrastrutture, che così resterebbero nelle mani di Renzi, Maria Elena Boschi al posto del sottosegretario e Gaetano Quagliariello alle Riforme. Oggi un vertice stabilirà la rotta.

Il passaggio formale di consegne avviene al Quirinale. Matteo Renzi sale a metà mattina e resta per più di un'ora a colloquio con Sergio Mattarella. Il presidente della Repubblica accoglie le dimissioni di Lupi e con un decreto affida l'interim al premier, augurandosi che presto venga presa una decisione definitiva visto che «l'incarico è provvisorio». E sono proprio i tempi e i modi della scelta al centro del faccia a faccia sul Colle. Renzi sarebbe orientato verso un ministro politico. «Dobbiamo essere coerenti - questo il suo pensiero - con il messaggio che il nostro governo vuole dare, cioè del ritorno e dell'assunzione di responsabilità della politica». Mattarella per ora è d'accordo e infatti dà il via libera firmando il decreto. Ma i due presto si dovranno rivedere.

Il candidato più accreditato appare quindi Graziano Delrio, sottosegretario alla presidenza. In calo invece tecnici come Raffaele Cantone e Nicola Gratteri, Ma la casella di Porta Pia potrebbe restare almeno un po', Renzi vuole «riflettere» bene. E soprattutto, raccontano a Palazzo Chigi, vuole davvero fare il ministro e lasciare il segno. «Vado per cambiare», ripete promettendo una lotta senza quartiere «agli inamovibili che fanno blocco» per fare in modo che «in futuro la macchina del ministero sia in grado di funzionare senza problemi». Resta da vedere se tecnicamente sarà possibile trasferire strutture e competenze alla presidenza del Consiglio.

Se si può fare, bene. Se non si può, c'è l'altra strada, affidare le Infrastrutture a un renziano doc come Delrio. E sui tempi del rimpasto incidono anche gli equilibri della maggioranza, tra i malumori di Scelta civica che si sente «sottorappresentata» e l'Ncd che, dopo, l'uscita di Lupi, vuole essere ricompensato. «Renzi ci rispetti, altrimenti passeremo all'appoggio esterno», minaccia il capogruppo alla Camera Nunzia De Girolamo. A questo punto la soluzione migliore potrebbe essere quella di consegnare agli alfaniani un ministero di prestigio come le Riforme. Quagliarello dice di non essere interessato. «Non sarò ministro, sto già facendo una cosa importante per il mio partito». Però, come James Bond, mai dire mai perché «in politica vale la regola per cui gli incarichi si ottengono e non si strappano». Le dimissioni di Lupi non sono mai state richieste «ma Renzi le ha molto apprezzate, per cui non c'è ragione perché Ncd sia penalizzato».

di Massimiliano Scafi

Roma