Renzi monopolizza il governo Delrio giura alle Infrastrutture

Centristi a bocca asciutta: al posto di Lupi il sottosegretario fedelissimo del premier. E per sostituirlo Boschi o Manzione

N on si chiama Matteo e non è nato a Firenze, ma insomma, uno più renziano di lui il presidente del Consiglio non l'avrebbe trovato. Graziano Delrio è dunque il nuovo ministro per le Infrastrutture, il dimissionario Maurizio Lupi è stato sostituito e l'interim di Renzi è finito. O meglio, continua per interposta persona. E mentre il governo si avvia a diventare un monocolore Pd, la partita del rimpasto ha decretato la sconfitta totale di Ncd. Via Lupi, no a un altro alfaniano a Porta Pia, bloccate pure le ambizioni di Quagliariello per le Riforme: ai centristi non resta che il dicastero per il Mezzogiorno.

Un uomo solo al comando? C'è chi parla di «prove tecniche di partito unico», di un antipasto rispetto a quanto accadrà dopo la riforma elettorale. E in effetti, dopo questo tornante, il potere renziano appare rafforzato. All'annuncio a metà pomeriggio, durante il Consiglio dei ministri, si aggiunge infatti la scelta come nuovo prefetto di Roma di Franco Gabrielli, un viareggino che ha mosso i primi passi alla Digos di Firenze prima di diventare poi prefetto dell'Aquila terremotata e capo della Protezione civile. Sarà lui, insieme al nuovo gruppo di commissari del Pd, a «riprendere le redini» della Capitale?

Delrio giura alle otto di sera nelle mani del capo dello Stato, che gli fa firmare il registro e gli augura buon lavoro. «Ottima scelta», commenta cavallerescamente Lupi. Primo atto da ministro, un selfie con una turista. Ma già dalla mattina Delrio aveva, per così dire, messo le mani sui dossier. «Non esistono grandi o piccole opere, ci sono solo quelle utili, come ad esempio un tram. L'importanza si misura con l'efficacia sulla vita delle persone. Insomma, mi aspetta un lavoro stimolante». Resta da capire chi lo sostituirà a Palazzo Chigi, nel delicatissimo ruolo di sottosegretario alla presidenza e segretario con Consiglio dei ministri, cioè il punto di raccordo tra il premier e la squadra. Renzi, a quanto pare, per quel posto vuole una donna. Arriverà Maria Elena Boschi? O verrà promossa Antonella Manzione, attuale capo del dipartimento legislativo?

E una donna, sempre secondo Matteo, dovrà essere pure il ministro per il Mezzogiorno. «Dobbiamo rispettare le quote rosa», ha spiegato ad Alfano, peccato che una simile condizione abbia mandato in tilt il partito di Angelino. Innanzitutto Ncd ha dovuto prendere atto di aver perso definitivamente una poltrona chiave come le Infrastrutture. Poi non deve essere stato facile segare le aspirazioni di un big quale Gaetano Quagliariello, che voleva le Riforme. Senonché non solo la Boschi è intoccabile, ma anche concedere quel ministero a Renzi deve essere apparso una compensazione eccessiva, inutile visti i rapporti di forza.

Così, al Nuovo centrodestra rimane il nuovo dicastero creato mettendo insieme le competenze degli Affari regionali, sede vacante dopo le dimissioni di Maria Carmela Lanzetta, e quelle della Coesione territoriale di Delrio. E in più c'è l'incertezza sul destino dei fondi europei per il Sud, che il premier vuole trasferire a Palazzo Chigi e che Ncd rivendica. «Senza quei soldi il Mezzogiorno sarebbe una scatola vuota».

Chi la spunterà tra la Chiavaroli, la Bianchi o le altre? Comunque vada c'è aria declassamento per la pattuglia moderata. Sarà per questo che Fabrizio Cicchitto chiede una tregua. «È bene che su tutta la vicenda dell'assegnazione di un ministero a noi si faccia una pausa di riflessione. Concentriamoci sulle lezioni regionali». Ma per fare la sintesi della giornata basta ascoltare Luca Zaia, governatore leghista del Veneto: «Stimo molto Delrio, Renzi però ha fatto l'assopigliatutto».