Renzi nell'angolo, minoranza in agguato

Il segretario Pd cerca di far pace con i governatori dopo lo scontro sulle trivelle

Roma Matteo Renzi vuole fare pace con i referendari. Oltre tredici milioni di persone hanno detto sì alla consultazione popolare con il risultato di essere sbeffeggiate dal Pd. Il premier ora comincia ad avere paura del loro voto in vista prossimo referendum costituzionale e dell'aspirante leader degli antirenziani, il governatore della Puglia, Michele Emiliano e dunque cerca di fare pace. «Bisogna pulire il mare e per pulire il mare servono i depuratori - dice il premier - Il mio è un gigantesco ramoscello d'Ulivo. Agli amministratori locali, sindaci e presidenti di regione chiedo di dare un segnale agli italiani sbloccando le cose che servono e di chiudere le polemiche. Chi è amministratore pubblico sappia che avrà tutto l'appoggio del governo per sistemare le cose». Pronta la replica del promotore del referendum No Triv. Emiliano «è pronto a raccogliere l'invito» a collaborare del premier e coglie l'occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. «I tredici milioni e mezzo di persone che hanno votato sì al referendum hanno fortemente influenzato pensiero del nostro presidente del Consiglio sull'ambiente», la battuta. Ma la minoranza dem non ha intenzione di fare i comitati per il «Sì», anzi la richiesta resta quella di una modifica dell'Italicum. Scelta Civica, Pd-Udc e Ala lavorano per costituirne uno con il Pd, i bersaniani minacciano le barricate: «Mai al tavolo con Verdini - spiegano - Se Renzi sceglierà questa strada noi la pagherà cara».