Renzi offre una polizza sulla vita del governo: "Non si vota a ottobre"

L'ex premier: "Gentiloni fa un gran lavoro, non chiederò le elezioni dopo le primarie"

Il colpo di scena sul caso Consip piomba sulle primarie del Pd, e libera la corsa di Matteo Renzi verso la riconferma da un'ipoteca pesante. Contemporaneamente, poi, sui Cinque Stelle arriva la mazzata di Genova, che offre al Pd nuovi argomenti nella polemica frontale contro Beppe Grillo e il suo partito.

Lo scontro è già da campagna elettorale, e finisce per oscurare il dibattito interno in vista delle primarie, relegando i due competitor di Renzi al ruolo di comprimari. L'ex premier ammette di aver fatto anche errori «clamorosi» nel contrastare Grillo, come quello di «aver lasciato che il Movimento Cinque Stelle con la propria azienda di riferimento spadroneggiasse sul web». La speranza democrat, in vista delle prossime amministrative, è quella di arrivare ad una serie di ballottaggi nelle principali città che vedano protagonisti centrosinistra renziano e centrodestra berlusconiano, tagliando fuori ovunque possibile i grillini. E ovviamente Genova è uno dei luoghi chiave per questa strategia. Non a caso, ospite di Bruno Vespa ieri sera a Porta a Porta, Renzi ricorda che il leader di Forza Italia è ancora in pista e può dare ancora filo da torcere: «Quel signore lì di Arcore ha sette vite come i gatti, non come gli agnelli. Berlusconi non lo sottovaluto affatto», dice. Ed è rivolta al Cavaliere anche la sfida sulla legge elettorale: «Sono disponibile a togliere i capilista bloccati, non ho alcuna difficoltà», assicura. «Non ho problemi a prendere i voti, io qualche milione di voti nella mia esperienza li ho presi».

Il leader Pd sa bene che nessun partito, da destra a sinistra passando per i Cinque Stelle, ha davvero interesse a levare di mezzo una norma che garantisce di selezionare una parte degli eletti, e usa l'argomento per stanare i potenziali interlocutori, berlusconiani in testa. Trattativa che però è rinviata a dopo le primarie, quando Renzi sarà saldo in sella. Per il momento, continua a ripetere, il Pd «è in minoranza» rispetto al fronte proporzionalista che ha vinto il referendum del 4 dicembre: «Da quel momento, siamo tornati alla palude», ricorda. Come dimostra «il fatto molto grave che si è consumato al Senato, dove i franchi tiratori del Senato hanno scelto per la commissione della legge elettorale un candidato di Ncd con l'appoggio di Grillo, Berlusconi, Salvini e della sinistra radicale. Tutti insieme, appassionatamente». Il Pd, aggiunge, «può farci ben poco perché è minoranza. Vediamo che cosa proporranno loro e se finalmente ci spiegheranno a cosa sono favorevoli loro: troppo facile dire solo no». Lui, assicura, preferisce occuparsi «di cose concrete: posti di lavoro, sanità, vaccini, lotta all'evasione fiscale. Lasciamo agli altri le varie discussioni da addetti ai lavori». E Da Forza Italia accusano: «Renzi fa melina in attesa delle primarie».

L'ex premier si preoccupa piuttosto di assicurare il proprio sostegno al governo in carica: «Non chiederò elezioni ad ottobre dal giorno dopo le primarie», promette. «Questa cosa non è vera. Paolo Gentiloni fa un grande lavoro, è un governo che sta facendo un sacco di cose importantissime per l'Italia. Come Casa Italia, che stiamo spingendo tutti insieme». Non rinuncia però a mandare una serie di altolà sulle scelte di politica economica: «Fare la riforma del Catasto ora non ha senso», dice al ministro Padoan che la ha proposta. Quanto alle privatizzazioni, «non sono un bolscevico, ma vanno discusse caso per caso. La privatizzazione di Telecom, col senno di poi, per come è stata fatta è stata un errore».