Renzi ora «resetterà» i circoli del Pd «Dobbiamo cambiare nel profondo»

Roma Più che tregua per raccogliere cadaveri, sarà la morta gora di un partito «normalizzato» ma pieno d'ansia e tossine, la direzione del Pd che si terrà nel pomeriggio al Nazareno. Anticipata di quattro giorni quando il segretario Matteo Renzi ancora pensava di dover fare la voce grossa, la tensione sembra essersi smorzata in un week end prolungato di interviste ai quotidiani, messaggi trasversali e conciliaboli riservati che hanno chiarito ancora una volta chi comanda (le primarie non son bastate).

Andrea Orlando ci sarà, rimandando la partenza per Tallin di qualche ora, ma rimangiandosi la promessa di «farsi sentire». «Ascolterò la relazione di Renzi - dice -, poi vedremo». Vaghezza condivisa dal sodale Gianni Cuperlo, ieri impegnato nel vano tentativo di rilanciare una legge elettorale con premio di coalizione. «Ascolteremo la relazione, mi auguro ci sia la volontà di capire che un partito è una comunità e non una caserma», dice.

Il solito, inguaribile ottimismo cuperliano. Se non è una caserma, potrebbe somigliargli. I numeri in Direzione sono schiaccianti, e il leader potrebbe fare a meno pure di Franceschini; se per puro accidente i seguaci del ministro della Cultura si sfilassero, i renziani non se ne accorgerebbero (o quasi). Ridotto è il peso di orlandiani e degli sparuti «fan» di Emiliano, tornato visibile con la minaccia, spuntata, di non votare il decreto sul salvataggio delle banche. Nonché con la proposta a Orlando e Franceschini di «lavorare con me su nuove idee, un progetto nuovo di società e partito». Ma sul partito, com'è noto, ha intenzione di lavorare il segretario. E lo sta già facendo assieme ai fidati «vice» Martina e Guerini, in quanto, dice Renzi, «il Pd ha bisogno di un rinnovamento profondo». L'idea è che bisogna resettare la base, «colpevole» di non aver lavorato come si doveva per le amministrative. Troppa sfiducia, e persino qualche quinta colonna rimasta bersaniana nel cuore. Per questo, visto che tra pochi mesi scadono i mandati dei segretari provinciali e di circolo, si ripartirà da lì. A ottobre si eleggeranno nuovi «quadri» in grado di trasferire correttamente e gioiosamente il Verbo renziano in periferia. La partita elettorale non sarà un pranzo di gala e l'arcipelago a sinistra, anche se non ha o avrà la compattezza necessaria per un risultato importante (D'Alema lo sogna a doppia cifra), potrà comunque «far male». È una concorrenza «in casa», o sul pianerottolo di casa, che Renzi considera tra le più insidiose. La linea resta di non dar «peso» alle diatribe sulle alleanze e di risintonizzarsi con i bisogni della gente. Così ieri un cinguettio su Twitter enfatizzava i pensionati, mentre «oggi 350 persone parlano di alleanze, coalizioni, legge elettorale». E concludeva con lo slogan: «C'è la politica delle chiacchiere, dei salotti, delle ideologie. E poi c'è la politica dei risultati: questa è casa nostra. Andiamo avanti, insieme». Quasi un promo del libro che Matteo sta per dare alle stampe, intitolato, appunto, «Avanti»: uscirà la prossima settimana, annuncia un tweet. Dopo aver distrutto il socialismo, sarà macchiato per sempre anche il ricordo della storica testata del Psi.