Renzi teme le urne, Comunali il 5 giugno È polemica per l'assist all'astensionismo

Il governo guadagna tempo sulla data delle Amministrative. Ballottaggi il 19

Roma L'indiscrezione è apparsa sul sito Affaritaliani.it ma non è stata ancora smentita: Renzi penserebbe di spostare in avanti la data del voto per le prossime amministrative sperando nella maggiore astensione da parte del popolo dei moderati. Il sito internet parla di «fonti dem vicinissime al premier». Le date sarebbero quelle di domenica 5 giugno per il primo turno mentre i ballottaggi dovrebbero tenersi quattordici giorni dopo: il 19 giugno. La decisione potrebbe essere ufficializzata a breve da parte del governo. Niente elezioni a maggio, quindi. Ma a giugno, a ridosso dell'estate. Perché? Niente è causale: Renzi preferirebbe votare più in là perché i piddini, tradizionalmente più affezionati alle urne, andranno in massa ai seggi in ogni caso. I moderati, viceversa, avrebbero maggiori tentazioni ad andare al mare piuttosto che in cabina elettorale. Se dovesse essere così significa che il premier teme le urne. E soprattutto teme i moderati che potrebbero o votare, naturalmente, il centrodestra; oppure, in modo più bizzarro, far convergere i propri voti sui candidati grillini. La decisione finale spetterà al Viminale, quindi ad Angelino Alfano.In ogni caso sarà un vero e proprio election day con oltre 13 milioni di italiani chiamati alle urne. 1351 Comuni di cui 1158 appartenenti a Regioni a statuto ordinario, mentre 193 a Regioni a statuto speciale. Venticinque saranno i capoluoghi al voto: Novara, Torino (Piemonte), Milano, Varese (Lombardia) Bolzano (Trentino Alto-Adige, dove però si vota l'8 maggio), Trieste, Pordenone (Friuli-Venezia Giulia), Savona (Liguria), Bologna, Ravenna, Rimini (Emilia-Romagna) Grosseto (Toscana), Latina, Roma (Lazio) Isernia (Molise), Benevento, Caserta, Napoli, Salerno (Campania), Cosenza, Crotone (Calabria), Carbonia, Villacidro, Cagliari, Olbia (Sardegna).Per Renzi sarà un primo esame difficile da affrontare anche se la vera partita si giocherà in autunno con il voto sul referendum confermativo alle riforme costituzionali. Un appuntamento che lo stesso premier in più occasioni ha presentato come una sorta di plebiscito su se stesso. E c'è chi giura che la vera battaglia avverrà allora.