Il renziano caccia i vertici Rai E nel Pd va in onda la faida

Il fedelissimo del leader nella Vigilanza Anzaldi attacca i manager scelti dal governo: «L'azienda è peggiorata». Il partito insorge: zitto

Prima i capigruppo Pd Rosato e Zanda, che firmano addirittura un comunicato congiunto per «ribadire la fiducia» ai nuovi vertici Rai. Poi il vicesegretario Lorenzo Guerini e il capogruppo in Commissione di vigilanza Vinicio Peluffo: tutti nel Pd si affrettano a prendere le distanze dalla nuova bufera scatenata contro Viale Mazzini da un'intervista al solito Pierino, il deputato (e membro della Vigilanza) Michele Anzaldi. Lo stesso che giorni fa aveva lanciato l'anatema contro il conduttore di Ballarò, Massimo Giannini, regalandogli una serata da leoni nei panni del martire della libertà di pensiero.Un'intervista (al Corriere della Sera) che ieri mattina aveva fatto sobbalzare molti sederi dalla sedia, nel gran formicaio della Rai, perché suonava come una durissima bocciatura del nuovo gruppo dirigente appena nominato, dg e presidente in testa, e perché arrivava da un parlamentare di sicura fede renziana come Anzaldi: «Purtroppo, dopo sei mesi, dobbiamo ammetterlo: su Antonio Campo Dall'Orto e Monica Maggioni ci siamo sbagliati. Da quando ci sono loro, la Rai è peggiorata tantissimo», esordisce tranchant. Le imputazioni? Anzaldi ne affastella tante, una su tutte: i difetti di «comunicazione e trasparenza». E il non aver ancora mosso paglia tra reti e testate: «Il direttore di Raiuno Leone è ancora lì», dopo il caso del Capodanno in anticipo, «e l'unico a pagare è stato quel povero disgraziato». Ancora lì il direttore di Raitre Vianello, nonostante la «fallimentare direzione», e Bianca Berlinguer, nonostante un Tg3 che «giornalisticamente» non va bene. Ancora lì pure Giannini, che «né io né il Pd vogliamo licenziare, ma è già stato virtualmente licenziato dagli spettatori: fa ascolti imbarazzanti», nonostante uno stipendio «su cui meglio stendere un velo pietoso». Fulmini e saette anche su Franca Leosini, conduttrice delle interviste ai «mostri» e in particolare all'uomo che sfregiò Lucia Annibaldi: «Mandano in onda la Leosini, una che non capisco come prenda sonno la notte, dopo quello che ha fatto». Persino sugli ospiti di Sanremo c'è da ridire: «Il personaggio principale è Garko, attore di punta Mediaset: è normale che la Rai lanci i divi della concorrenza?».Per tenere il governo e il Pd renziano fuori dalle polemiche scatenate dall'intervista, i capigruppo Zanda e Rosato sono subito scesi in campo a difendere (in particolare) Campo Dall'Orto, il manager fortemente voluto dal premier a capo del disastrato baraccone Rai, che «sta gestendo la più grande impresa culturale del paese, una sfida che non si improvvisa nè si risolve nei primi pochi mesi di mandato», sottolineano, invitando i parlamentari a «rispettare l'autonomia gestionale dell'azienda». Lorenzo Guerini ironizza: «Sarò all'antica ma credo che compito di un politico sia prenderli, i voti, e non darli». Peluffo bacchetta Anzaldi: «Non è compito dei membri della commissione di Vigilanza esprimere giudizi personali e chiedere teste». Il membro del Cda in quota Grillo, Carlo Freccero, spiega che col suo intervento a gamba tesa, paradossalmente, il deputato Pd ha liberato i nuovi vertici Rai dal marchio renziano: «Devo dire che Maggioni e Campo Dall'Orto sono proprio fortunati. Oggi Anzaldi ha incoronato il vertice Rai come indipendente e autonomo dalla politica».