Al Reporter day 165 i progetti giunti in finale

Il 22 e 23 giugno a Milano la selezione dei due vincitori

Fausto Biloslavo

Il conto alla rovescia per il «Reporter day» è iniziato. La grande iniziativa degli Occhi della guerra e del giornale.it per gli aspiranti giornalisti in prima linea sta entrando nella fase finale. Dei 650 progetti di reportage presentati sono stati selezionati 165 (vedi la lista dei candidati pubblicata sul sito). Il 22 giugno a Milano, nella sede del Giornale, quattro commissioni passeranno al setaccio le proposte per individuare le più belle ed originali. Il giorno dopo verranno annunciati i due progetti vincitori del «Reporter day». L'evento si terrà nel pomeriggio del 23 giugno a Milano alla presenza di tutti i 165 finalisti, ma saranno invitati anche i lettori, cuore pulsante degli Occhi della guerra, che sostengono i reportage di qualità. Il premio in palio è il sogno di ogni reporter: realizzare il servizio sul campo con la copertura totale delle spese e vederlo pubblicato da una testata nazionale come il Giornale. «Mancano pochi giorni al Reporter Day e devo confessare che siamo tutti molto emozionati: oltre all'annuncio dei vincitori il 23 giugno sarà un'importante occasione per incontrare i veri protagonisti di questa bellissima avventura, i reporter e i lettori, grazie ai quali facciamo giornalismo innovativo e di qualità» sottolinea Laura Lesevre, anima degli Occhi della guerra.

I 165 candidati selezionati rispettano le proporzioni delle professionalità del totale delle domande: 67 giornalisti, 59 fotografi e 36 video maker. Il numero di uomini è superiore alle donne con un'età media fra i 25 e 35 anni. I più giovani hanno 22 anni ed una grande passione per diventare reporter. In realtà c'è chi si cimenta per la prima volta con un reportage e altri candidati che hanno già esperienze significative alle spalle. Qualcuno fa un altro lavoro, ma insegue il giornalismo sul campo e un candidato ha deciso di mettersi in gioco alla straordinaria età di 80 anni. La maggior parte degli aspiranti reporter selezionati sono italiani, ma non mancano gli stranieri provenienti da India, Turchia, Iran, Israele, Stati Uniti, Spagna, Algeria, Tunisia, Danimarca e connazionali che vivono all'estero.

I progetti di reportage sono fra i più vari. A cominciare dai servizi in prima linea con l'obiettivo di diventare i nuovi Occhi della guerra. La maggioranza, però, si concentra sulle tematiche sociali, come l'immigrazione, ambientali, nel campo sportivo, artistico sia in Italia che al di fuori dei confini nazionali. Il Giornale ha sempre creduto nei giovani fin dai tempi di Indro Montanelli. Nel 1988, quando chi scrive era tornato a casa dopo sette mesi di galera a Kabul ai tempi dell'invasione sovietica per un reportage finito dietro le sbarre, il fondatore del Giornale mi aveva fatto pervenire una lettera di suo pugno. Caro giovane collega vorrei ospitare i suoi diari di prigionia a puntate sul nostro Giornale era il senso della missiva. A 26 anni Indro mi invitò a colazione a Milano per ascoltare, davanti ad un piatto di fettuccine, le disavventure afghane di un free lance poi pubblicate in 11 puntate sul Giornale. E alla fine aveva paragonato i miei racconti ai suoi ricordi di inviato di guerra: «Quella volta in Finlandia nel 1941 durante l'avanzata verso Leningrado...».

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