La resa dei renziani: sì alle primarie

Guerini dà un sofferto via libera al voto per scegliere il candidato sindaco. Ma chiede una tregua

Alla fine, a denti stretti e a malincuore, anche i renziani cedono e dicono sì alle primarie. Finisce così (per ora) uno dei tormentoni di questa agitata fase pre-elettorale del centrosinistra. Con il plenipotenziario di Matteo Renzi, il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, che arriva a Milano e dà un (perplesso) via libera alle primarie per scegliere il candidato da schierare alle comunali che saranno celebrate in primavera. Un bel pezzo di Pd ieri si è ritrovato al teatro Litta, ormai luogo simbolo della sinistra milanese. La cosiddetta «Sinistradem» ha promosso un incontro dedicato alle «prove tecniche di centrosinistra», o per meglio dire alle prove tecniche di unità degli antirenziani. Erano presenti infatti le varie anime dell'opposizione interna al presidente del Consiglio. Ed era presente il sindaco, che ha provato a calarsi nella veste di leader nazionale dell'area progressista. Un ruolo a cui si dice che Giuliano Pisapia ambisca dopo la rinuncia a correre per il secondo mandato. E ha parlato da politico, infatti, Pisapia. Da esponente di un centrosinistra allargato che non rompe con il Pd, accetta la leadership di Matteo Renzi, ma contrasta il progetto di un Pd neocentrista (il fantomatico Partito della Nazione) per conservarne al contrario l'identità di movimento erede della tradizione Pci-Pds-Ds. I colonnelli renziani presenti nella sala di corso Magenta (oltre a Guerini anche i segretari locali, il lombardo Alessandro Alfieri e il milanese Pietro Bussolati) hanno ascoltato pazientemente cinque ore di critiche - a volte misurate, a volte veementi - alla «deriva» renziana. Anche se i toni degli interventi sono stati improntati a un clima di tentata riconciliazione. D'altra parte i renziani sono arrivata all'assemblea delle correnti rivali con un obiettivo intento: una tregua sulle Comunali. Il piano emerso dalle parole di Guerini è abbastanza evidente: concedere molto ma chiedere che sulla scelta dei candidati nei Comuni (il primo, Milano) non si consumi l'ennesima battaglia di una guerra interna che potrebbe fare morti e feriti, politicamente parlando. Ecco dunque l'apertura: «La segreteria nazionale non eccepisce nulla» - ha detto - sulla scelta da parte del Pd locale e delle forze di centrosinistra di affidarsi alle primarie per scegliere il candidato. La scelta è «compiuta» ha ammesso. Quindi sì a primarie, anche di coalizione, purché «intelligenti». Altra condizione: Pisapia deve assumersi le sue responsabilità nella scelta. Gli chiederemo - ha detto - «di essere protagonista di questo passaggio». E «non faremo bollare un candidato con il marchio della segreteria nazionale».

E lunedì sarà un giorno cruciale. Nel pomeriggio è previsto l'incontro di coalizione in cui si affronterà il tema delle date delle primarie, più tardi si riunirà il Consiglio degli undici, incaricato si stilare il «manifesto» dei criteri e valori. La data per celebrarle cadrà probabilmente tra il 30 gennaio e il 14 febbraio.