Residenti in rivolta contro i nomadi nella «terra dei fuochi» piemontese

I cittadini volevano entrare nei campi rom esasperati dai continui roghi: «Non sappiamo cosa stiamo respirando»

Nadia Muratore

Torino L'hanno ribattezzata «terra dei fuochi» e non si trova in Campania ma a Torino, nel cuore del capoluogo sabaudo del Piemonte. È al centro dell'area di via Germagnano, dove ci sono tre campi nomadi, di cui due abusivi e residenti esasperati per i continui roghi che, soprattutto al calar della sera, illuminano tutta zona e inquinano l'aria, la terra e l'acqua, costringendo le persone a barricarsi in casa.

Ma l'altra sera i residenti di corso Vercelli si sono stufati di chiudere finestre e persiane, come fanno sempre, e di telefonare alle forze dell'ordine per segnalare gli ennesimi falò. Questa volta sono scesi per strada, per protestare attivamente contro una situazione ambientale che ormai è diventata insostenibile. «Siamo esasperati, qui ci ammaliamo tutti e nessuno fa niente per impedirlo», lamentavano i residenti della periferia nord di Torino, almeno un centinaio, che sono scesi in piazza.

Il motivo è sempre lo stesso, ossia gli incendi a catena nei campi nomadi della zona che danno fuoco a masserizie accatastate in alcune buche all'interno dei campi di via Germagnano, via Reiss Romoli e strada dell'Aeroporto, sviluppando una nube acre sull'area. Durante la mobilitazione dei residenti, su corso Vercelli, ad un certo punto sembrava essere calata la nebbia.

La tensione, in certi momenti, era altissima e solo un fitto cordone di poliziotti schierato in tenuta antisommossa ha impedito ai residenti di entrare nei campi rom, mentre numerose squadre di vigili del fuoco sono state impegnate per ore, nei vari campi, per domare le fiamme. «Questa situazione dura da anni e non si sta facendo niente. Ci aspettiamo risposte dal Comune», dice Valter Cangelli, consigliere della circoscrizione 6. E aggiunge: «Non sappiamo cosa stiamo respirando, cosa respirano i nostri figli, ma adesso è ora di risolvere un problema che mina la salute di tutti noi».

La zona è oggetto da tempo di un sequestro da parte del pubblico ministero Andrea Padalino per disastro ambientale, mentre in procura è stata depositata anche una denuncia del Silpol, il sindacato dei vigili urbani, che teme l'avvelenamento degli agenti di polizia. Come prova sono stati depositati i risultati delle analisi dei capelli di tre vigili della sezione nomadi.

«La polveriera sociale dei campi rom sta per esplodere nelle mani inesperte e buoniste del sindaco Chiara Appendino - sottolinea Alessandro Sciretti, capogruppo della Lega Nord in sesta circoscrizione -. Si proceda a sgomberi immediati, come promesso in campagna elettorale, a salvaguardia della salute e della sicurezza di tutti». Lo sgombero dei campi rom è in effetti previsto dall'amministrazione torinese ma, pare, non prima del 2019. Bonificare l'area ha dei costi elevatissimi: per ripulire via Germagnano e lungo Stura Lazio potrebbero servire almeno tre milioni di euro.