Resta in carcere da innocente per 22 anni: vuole 66 milioni

Stefano Vladovich

Accusato di duplice omicidio, scagionato dopo 22 anni di carcere. Da innocente. A Giuseppe Gulotta, 61 anni, non bastano le scuse da parte dello Stato. Nemmeno dei carabinieri che l'hanno arrestato, nel febbraio 1976 quando aveva 18 anni, per aver ucciso due appuntati di stanza ad Alcamo Marina, Trapani. Condannato all'ergastolo, 36 anni dopo l'arresto viene assolto, in seguito a revisione, dalla Corte di Appello di Reggio Calabria. E ottiene un risarcimento di sei milioni di euro. Lui ne chiede 66.

La strage di Alcamo avviene la notte del 26 gennaio 1976: due militari vengono assassinati a colpi di arma da fuoco. Un avvertimento di stampo mafioso o l'attacco al cuore dello Stato delle Brigate Rosse? Di fatto due settimane dopo l'eccidio vengono accusati dei giovani del posto. Gulotta, muratore, in attesa del concorso nella Guardia di Finanza, viene prelevato a casa, legato a una sedia e torturato per 10 ore, come racconterà 30 anni dopo un carabiniere. I suoi «complici», secondo gli investigatori dell'epoca, Gaetano Santangelo e Vincenzo Ferrantelli, in fuga all'estero per 30 anni e infine scagionati. Peggio è andata al quarto accusato, Giovanni Mandalà, morto in cella nel '98. Il caso Gulotta è il più grave errore giudiziario e, soprattutto, investigativo, della storia d'Italia. Accusato di una strage senza colpevoli. Sul movente sono state fatte varie ipotesi. Non ultima quella che lega l'attentato all'organizzazione Gladio e alla strategia della tensione. Non solo. Traffico d'armi, droga o una vendetta per una storia di «femmine». Ora Gulotta chiama in causa i Carabinieri. Per i giudici della Cassazione il risarcimento per le torture subìte deve essere chiesto all'Arma perché il giudice è stato indotto in errore dalla falsa confessione estorta con le botte.