Restiamo uguali per onorare l'Ambrogino

Non siamo abituati ai riconoscimenti ufficiali. Nella nostra storia - piccola se volete, ma per noi importante - hanno avuto molto più spazio le contumelie o le indifferenze superciliose. L'amicizia ci tocca il cuore e il rispetto ci conforta, ma non ne abbiamo, nell'ambiente giornalistico, l'abitudine. Ecco perché quest'Ambrogino, che ci viene assegnato domani in coincidenza con i quarant'anni (...)

(...) di vita del Giornale , ci commuove, ci sprona e un po' ci imbarazza.

Ci commuove perché è pur sempre bello avere la sensazione che la propria fatica sia stata capita e apprezzata anche da chi a capirla ed apprezzarla non era molto disposto. Non abbiamo la convinzione presuntuosa che la medaglia di cui ci fregeremo rappresenti anche consenso unanime o, almeno, maggioritario alle nostre idee. Anzi, per dirla tutta, abbiamo istintiva diffidenza verso gli unanimismi. Non aspiriamo ad essere politicamente corretti e, dunque, da tutti applauditi. Ci basta pensare che l'Ambrogino premi il nostro impegno, la nostra lealtà, il nostro sincero attaccamento ai principi che hanno ispirato queste pagine nel corso di quattro decenni. Ci commuove inoltre perché si chiama Ambrogino. È una onorificenza milanese, ossia della città dove Il Giornale è nato, dove è cresciuto, dove si è affermato. Molti tra coloro che ci hanno lavorato e ci lavorano non sono milanesi, a cominciare da me, nato a Crema - peraltro a due passi dalla Madonnina -, e per finire con il grande Indro Montanelli. Il toscano più milanese che io abbia conosciuto. Milanesi si diventa, ma una volta diventati è come se lo si fosse stati sempre. Il nome del fondatore l'ho fatto. Il suo ricordo, come ho scritto, ci sprona. Così come ci sprona il ricordo dei tanti colleghi e amici che non ci sono più e che siamo onorati d'onorare.

L'Ambrogino un po' ci imbarazza? L'ho scritto, e voglio spiegarmi a scanso d'equivoci. Abbiamo gratitudine verso chi ci ha assegnato l'Ambrogino essendo in sintonia - per usare una parola grossa - con la nostra ideologia. E abbiamo gratitudine per chi ce l'ha assegnato pensandola, almeno sui temi politici, diversamente da noi. Agli amici dissenzienti - di nemici in queste occasioni non ce ne sono - voglio chiedere scuse anticipate. L'Ambrogino ci riempie di gioia, ma nonostante l'Ambrogino non faremo sconti. Avremo magari, lo ripeto, qualche imbarazzo, ma lo supereremo. Se ci comportassimo diversamente, arruolandoci nella invincibile armata dei conformisti, offenderemmo Ambrogio, che era un santo serio, e l'Ambrogino, che ne porta il nome.