Per la rete tlc soldi pubblici solo al Sud

I finanziamenti per la connessione di nuova generazione interesseranno le località meno redditizie

C'è una certa assonanza tra il piano per la rete a banda ultralarga a cui lavora il governo e il fallimentare piano Socrate di fine anni Novanta, quando Telecom era ancora una società dello Stato. Il progetto Socrate doveva cablare l'Italia entro il 1998. All'uopo si sarebbero spesi 13 mila miliardi di vecchie lire, circa 6,5 miliardi di euro, la stessa cifra che più o meno il governo Renzi stanzia oggi per l'operazione. Il progetto, ideato nel '95 dall'allora ad di Telecom Ernesto Pascale, venne fermato quando la spesa era ormai arrivata ai 4mila miliardi di lire, più o meno 2 miliardi di euro con circa 2milioni di case cablate. Praticamente tutte al sud. Una scelta anti industriale che fece di Bari la città più cablata d'Italia seguita da Palermo. La scelta, politica, non fu casuale. Per il governo era prioritario dare risorse e posti di lavoro nel Mezzogiorno. Gli altri potevano attendere.

Tanto a Milano la rete qualcuno, prima o poi, l'avrebbe fatta. E infatti arrivò Metroweb in tamdem con la neonata Fastweb. Ebbene, l'assonanza con quanto si sta per decidere sul fronte dello sviluppo della rete Ngn, quella che permetterà di raggiungere almeno i 30Mb di velocità di navigazione, è che i fondi stanziati dal Cipe e dalle Regioni (quasi 4 miliardi) per costruire l'infrastuttura andranno anche questa volta quasi tutti al sud. Ossia in quelle aree bianche, poco popolate e industrializzate che rendono improduttivo realizzare una rete del genere ai privati.

In Calabria ad esempio le aree bianche oggetto di sovvenzione sono l'84% del totale. Quelle nere, ossia dove è interessante per un operatore costruire una rete, solo il 5%, e quelle grige - di medio interesse dove comunque gli operatori si sono candidati a costruire la rete da soli - sono l'8%.

Ecco spiegato dunque il motivo della chiamata in causa dell' Enel, società a controllo pubblico, per il piano della banda ultralarga. Enel dovrebbe aiutare Telecom cha ha già vinto alcuni bandi per diverse aree tra cui anche qualcuna bianca. Telecom però non è generosa. Almeno secondo i concorrenti. Per l'ex-monopolista è più facile upgradare la rete fino ad almeno i 30Mb chiesti dalla Ue per il 100% delle abitazioni entro il 2020. Mentre il 50% (delle abitazioni) dovrà avere a disposizione 100Mb. Un'impresa non semplice.

Il governo sperava in una alleanza tra Telecom e Metroweb, dove però a fare la parte del leone doveva essere la società controllata da Cdp. L'ipotesi di Telecom invece era quella di una joint venture nella fibra ottica, finalizzata a coprire 250 città nell'arco di un quinquennio, con l'ingresso in Metroweb tramite un aumento di capitale: 40% la quota iniziale più 20% senza diritti di voto fino al raggiungimento di determinati obiettivi. Una proposta definita «irricevibile» da Metroweb. E Telecom ha chiuso il dossier decidendo di andare avanti in solitario. Sola, ma con la sua rete in rame che, passando dall'antico Adsl a 7Mb, può essere upgradata fino a 30.

Comunque sia, a beneficiare degli investimenti pubblici saranno, oltre alla Calabria, la Puglia, Sicilia, Campania, Basilicata e Lazio. In compenso ci saranno regioni, considerate interessanti e dunque ricche di aree nere, come il Friuli, L'Emilia Romagna, la Val d'Aosta e il Trentino che non avranno contributi statali. Qualcuno potrà obiettare che il governo non ha alternative per rispettare i paletti Ue. In Calabria nessuno vuole mettere soldi per la banda ultralarga con il risultato che grazie agli investimenti pubblici e privati potrebbe essere tra le prime regioni a raggiungere il 100% di copertura già nel 2016.

È, in Calabria, la quota di territorio idonea a ricevere incentivi pubblici per costruire la rete Ngn