Riassetto Rai, Forza Italia pronta alle barricate

Roma«Siamo pronti al confronto, ma non subiremo né truffe né pressioni». Il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri (Fi), ribadisce l'intenzione di non accettare diktat da parte di Renzi sul ddl di riassetto della Rai. I punti aperti nel confronto tra maggioranza e opposizione sono tre. La prima precondizione riguarda la nomina del cda, che dovrebbe passare da 9 a 7 membri (due designati dal governo, due dalla Camera, due dal Senato e uno dai dipendenti). A Palazzo Chigi spetterebbero le due figure chiave: l'amministratore delegato e il presidente per il quale non sarebbe più previsto il gradimento dei due terzi della Vigilanza Rai.

Il nuovo supermanager , oltre ad avere mani libere sui contratti fino a 10 milioni di euro, potrebbe procedere alle nomine editoriali «sentito il cda». Ed è su questo punto che Gasparri, estensore della legge in vigore, è fortemente critico. «La Corte Costituzionale ha sempre ribadito la natura di servizio pubblico della Rai: non è possibile che il governo prevarichi il Parlamento, soprattutto su materie delicate come l'informazione e la guida delle testate giornalistiche», ha chiosato auspicando che i pareri del cda mantengano il loro carattere vincolante. Né, tantomeno, il centrodestra farebbe retromarcia in cambio di un presidente gradito. Che non è Luisa Todini, come ventilato qualche giorno fa. «Mai accetteremmo chi si è messo al servizio di Renzi», ha tagliato corto riferendosi all'ex europarlamentare azzurra, oggi presidente di Poste su chiamata del premier. «Con la scusa di porre fine alla lottizzazione dei partiti si punta a una lottizzazione monopartitica del Pd», rimarca.

Ecco perché il terzo caveat di Gasparri riguarda la delega chiesta dal governo per modificare i principi generali del sistema radio-tv. «Così com'è è troppo ampia e consentirebbe all'esecutivo di intervenire su temi non di sua stretta competenza», ha aggiunto. Il sottosegretario Giacomelli è disponibile a dialogare, ma il centrodestra non si fida. «Abbiamo pronti 200 emendamenti: se l'esecutivo non ci ascolta, in Aula diventeranno 2mila», promette. Il cda della Rai scade il 12 luglio, ma difficilmente il governo potrebbe procedere alla nomina per decreto visto che la legge Gasparri è tuttora in vigore e che, quindi, non c'è nessun «buco» da colmare. Anzi, il presidente della Vigilanza Rai, Roberto Fico (M5S), ha già convocato la bicamerale per procedere alla nomina secondo l'attuale normativa. Renzi sta rischiando un altro pantano.

I dipendenti assunti dalla Rai che oggi ha un utile netto di circa 245,7 milioni di euro