Il ribelle scalpita: "Luigi non è il capo". E l'affluenza flop scatena gli sfottò in rete

Altro che pace, Fico attacca e condanna anche le aggressioni ai giornalisti

Rimini - Tanto tuonò che piovve. Il giorno dei musi lunghi (per qualcuno), in chiusura della kermesse terminata con molte ore d'anticipo, è scandito dalla pioggia battente che infanga il piazzalone dell'Italia a 5 stelle e lava via da Rimini l'esondazione grillina. Oggi il problema non è rappresentato da Salvini, Renzi o Berlusconi, ma è in casa propria, con «Fico il ribelle» che torna a schernire il neo capo del movimento, infangando l'eredità lasciata da Grillo: «Lui non è il capo del movimento ribatte - Il candidato premier è capo della forza politica nel senso inteso dalla legge elettorale. Ma non è il capo della vita politica generale del movimento. Questa è una grande distinzione».

A dispetto della (finta) distensione di sabato con il lungo faccia a faccia tra Fico e Grillo dietro al palco della festa, terminato con un presunto accordo, il presidente della commissione di vigilanza Rai proprio non ce la fa a mandar giù il boccone amaro: «Non ho in programma un incontro con Di Maio - dice - Ci vedremo nel gruppo parlamentare e affronteremo lì i temi. Quando ci sono dei problemi, ed è innegabile che ci sono e ci sono stati, vanno affrontati nella lealtà e chiarezza massima. Un movimento è un movimento se si può dibattere quando si hanno posizioni diverse per arrivare a una linea comune». Ribadisce che non ha voluto parlare in pubblico «per non dare possibilità ad altri di ricamare sulle sue parole. È un modo per far riflettere profondamente il M5s su alcune sue dinamiche. Questa si chiama riflessione. Ed è giusto che ci sia una riflessione che non significa spaccatura, uno contro l'altro, significa riflessione nel senso più onesto della parola».

Lo stesso Fico prende le distanze pure dai modi da «purghe staliniane» edificati da Grillo contro i giornalisti, aizzando gli esaltati del movimento. Sabato sera, infatti, mentre Fico stava rilasciando dichiarazioni alle tv, molti attivisti hanno accerchiato i cronisti insultandoli e spintonandoli. «Avete rotto! Vergognatevi! Avvoltoi! Fate schifo! Bastardi! Stupratori dell'informazione!». «Gli atteggiamenti di alcune persone nei riguardi della stampa, con urla o modi scomposti, non solo vanno condannati ma queste persone non possono permettersi questo comportamento», afferma Fico. E invece, anche ieri Grillo ha inscenato il suo indecoroso show anti-stampa: insieme alla Raggi, ha distribuito banconote false da 500 euro ai giornalisti: «Ecco mille per il Tg1, altre mille per il Tg5 e per La7...adesso dite quello che voglio io!». Chi semina raccoglie.

Di Maio è stato fagocitato dalla democrazia diretta e dalla fallimentare piattaforma Rousseau. E sui social si scatenano gli sfottò. A far due conti, con appena 30.936 preferenze, non lo hanno votato nemmeno i suoi follower di Instagram. Roba che se avessero candidato Chiara Ferragni avrebbero fatto più bella figura. E non c'è Vaffa che tenga.

Commenti
Ritratto di Roberto_70

Roberto_70

Lun, 25/09/2017 - 11:32

Trentasettemila votanti non sono nulla, se poi paragonati agli iscritti ci sarebbe da essere preoccupati. Hanno sbagliato il modo e il tempo. Di Maio li affosserà.