La ricerca web di Lubitz prima della strage: «metodi per suicidarsi»

Il ritrovamento della seconda scatola nera conferma il piano del copilota: schiantare deliberatamente l'aereo

Andreas Lubitz, come un bravo studente, aveva fatto la ricerca sul web. Frasi digitate: «metodi per suicidarsi» e «come bloccare la porta della cabina». Il giorno Andreas dopo non avrebbe dovuto sostenere un'interrogazione a scuola; avrebbe dovuto - semplicemente - uccidersi e portarsi dietro 149 vite innocenti. Dopo aver bloccato, appunto, la porta della cabina, lasciando fuori il comandante. L'aereo, ora, lo comandava lui: l'eterno co-pilota, autoproclamatosi (almeno per pochi minuti) pilota in prima, senza quell'umiliante prefisso «co» che era diventato la sua ossessione.

Un cervello, quello di Andreas Lubitz, bruciato dal burnout , la sindrome degli stressati, ma soprattutto bruciato da un certificato medico che aveva trasformato in incubo il suo sogno di volare. Non voleva rischiare di fallire lo «scolaro» Lubitz. L'«esame» che lo attendeva era troppo importante. Lui, da perfezionista, aveva pianificato ogni dettaglio. Il più importante? Riuscire a schiantarsi contro la montagna. Il ritrovamento della seconda scatola nera ha fugato ogni dubbio: all'interno i dati di volo dell'Airbus A320 della Germanwings precipitato il 24 marzo sulle Alpi francesi. E la registrazione delle voci nella cabina di pilotaggio certifica che è stato il copilota Lubitz a far schiantare volutamente l'aereo.

Il procuratore tedesco è categorico: «Lubitz cercò su Internet modi per suicidarsi e nei giorni precedenti il dramma acquisì su Google informazioni su porte blindante in cabina e altre misure di sicurezza a bordo».

Risulta confermato anche che Lubitz faceva uso di farmaci antidepressivi: lo scrive la Bild , citando fonti giudiziarie. Il copilota della Germanwings assumeva il Lorazepam, scrive il tabloid, un farmaco prescritto a chi ha problemi di sonno, usato anche contro attacchi di panico. Non è chiaro se ne facesse però uso regolare.

Secondo nuovi dettagli d'indagine, il problema agli occhi di cui soffriva il copilota sarebbe stato provocato da un incidente stradale del 2014: da allora risulta che vedesse spesso «buio attorno a lui», scrive ancora Bild .

Dalla Lufthansa (le cui responsabilità sulla sciagura si paiono ampliarsi di giorno in giorno ndr) fanno sapere che Andreas Lubitz aveva mentito ai medici, dicendo loro di essere «in malattia mentre invece continuava a lavorare». Una presunta giustificazione che non alleggerisce certo la posizione della compagnia aerea tedesca: anzi, per certi versi, la aggrava.

Ma per la Lufthansa la mazzata definitiva potrebbe arrivare dai risarcimenti: roba da 300 milioni di euro. Una somma che «atterrerebbe» chiunque, senza più possibilità di decollo.