La ricetta di Cattaneo "Ora dobbiamo investire sui nativi “forzisti”"

In Forza Italia è tornato di attualità il tema del rinnovamento della classe dirigente

Alessandro Cattaneo, in Forza Italia è tornato di attualità il tema del rinnovamento della classe dirigente. Cosa ne pensa lei che ne ha fatto un suo cavallo di battaglia?

«Diciamo che ne parlo da fin troppo tempo. È ora di farlo questo rinnovamento, non di discuterne ancora. Periodicamente si propone di farlo con le buone, con le cattive, dall'alto, dal basso o con un mix tra le due opzioni. Io dico che è ora di aprirsi al nuovo altrimenti perdiamo il nostro Dna».

Perché la vecchia guardia dovrebbe lasciare spazio alla nuova? Può avere un senso un criterio unicamente anagrafico?

«Dobbiamo guardare alla nostra storia. Berlusconi scende in campo per disarcionare la vecchia politica, convince gente che aveva fatto bene altrove e la coinvolge per fare qualcosa per il Paese. Oggi in Forza Italia ci sono troppi professionisti della politica».

Il rinnovamento potrebbe partire già con le Regionali?

«Ritengo sia doveroso. Siamo di fronte a un bivio: o assistiamo all'ultimo colpo di coda di una Forza Italia arroccata su se stessa o procediamo alla posa del primo mattone di una nuova difficile avventura».

C'è chi obietta che così si rischia di perdere voti.

«Io sono convinto che il voto dei potentati sia inversamente proporzionale a quello di opinione. Fi deve essere un partito di massa, di popolo, non di portatori di voti. Non possiamo assistere passivi a questa mutazione genetica. Bisogna far sì che si voti per Forza Italia in quanto partito innovativo».

Quale criterio stabilirebbe per la selezione?

«Forza Italia deve tenere alta la bandiera della meritocrazia. Deve guardare a chi senza l'appoggio del partito si distingue per le preferenze, a chi dimostra di saper amministrare o di avere capacità come consigliere comunale o regionale. E poi bisogna investire nella generazione dei “nativi di Forza Italia” che quando messa alla prova ha risposto bene come avvenuto in passato con figure di qualità come Mariastella Gelmini, Simone Baldelli o il sindaco di Perugia Andrea Romizi».

È d'accordo con il limite delle tre legislature?

«Sì, il cambiamento è vitale, come avviene per i manager. Peraltro ricordo che gli eletti di Forza Italia hanno firmato al momento della candidatura un documento di accettazione del limite delle due legislature. E poi è evidente che coloro che più si battono contro questo limite sono quelli che stanno lì da più tempo».

Devono essere ammesse eccezioni?

«Fosse per me ne consentirei solo una, per Silvio Berlusconi, sulla cui straordinarietà non ci sono obiezioni possibili».