Riciclaggio, chiuso il ristorante dei vip romani

Finisce con le manette l'ascesa di «Johnny» Micalusi, il re del pesce amico dei potenti

Roma Sì, il pesce era buono, sempre molto fresco, sempre molto caro. Poi, vuoi mettere, la bellezza di via Giulia, le attricette scosciate, i politici di tutti i partiti, le macchine buttate in seconda fila, i trafficoni di Mafia Capitale, i calciatori tatuati, le catene d'oro, gli orologi da sceicco, il tavolo dove si sedevano i figli del cassiere della Banda della Magliana, il fascino perverso di cenare nel ristorate malfamato. Soltanto il nome era già tutto in programma: Assunta Madre, come un cartello di trucidi narcos messicani.

Insomma, il tempio del cattivo gusto, dell'arroganza burina e danarosa tipica di certi abitanti non romani della capitale. Dovevano chiuderlo per cafonaggine molesta, ma quel reato non esiste e così, all'alba, la squadra mobile e il nucleo di polizia valutaria della Finanza hanno sequestrato il locale perché, questa è l'accusa, ripuliva soldi sporchi e puzzolenti quasi come l'acqua di scolo che a tarda sera i camerieri rovesciavano impunemente sulla strada.

Il proprietario? Michele Prestipino, procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia, l'ha fatto arrestare per «intestazione fittizia di beni, riciclaggio e autoriciclaggio di denaro di provenienza illecita». Gianni Micalusi, Johnny, 55 anni, fisico rotondo, imprenditore ittico di Terracina, ristoranti anche a Milano, Londra e Barcellona, ha un lungo curriculum nel settore. Adesso è in galera insieme ai figli, al commercialista, l'amministratore e a un direttore di una filiale della Banca del Fucino, il cui compito sarebbe stato ritirare soldi in contanti nella pescheria di famiglia «rendendo non tracciabili le operazioni». Secondo la Dda, a causa dei suoi «rapporti mai cessati con esponenti di spicco della criminalità organizzata», Micalusi, «si è dimostrato capace di costituire numerose e redditizie attività commerciali effettuando svariati investimenti immobiliari, il tutto avendo cura di intestare i beni a prestanome privi di risorse». Solo negli ultimi tempi, sostengono gli investigatori, ha riciclato la bellezza di 888 mila euro.

Già nel 2007 Johnny si era visto sequestrare il patrimonio, sette milioni, dalle Fiamme gialle nell'ambito di un'indagine per associazione a delinquere di stampo mafioso, usura e attività finanziaria abusiva. Nel 2002, invece, lo intercettarono mentre parlava al telefono di assegni con Enrico Terribile, uno dei volti noti della Magliana. Assolto, poi di nuovo indagato per riciclaggio nel 2014. Ora si torna a bomba, proprio nei giorni del lancio di un quarto locale a Montecarlo, di cui Flavio Briatore doveva essere l'ospite speciale.

Chissà, magari il brand non ne soffrirà. D'altronde chi ci andava voleva vedere certe facce, era normale incontrare camorrista Michele Senese 'o pazzo. Oppure un Padrino vero circondato da belle ragazzotte, come Al Pacino.