Dal rientro dei capitali in cassa 3,4 miliardi

Roma I dati non sono ufficiali e soprattutto non sono definitivi ma, fino a oggi, sarebbero circa 90mila le istanze di voluntary disclosure presentate agli uffici dell'Agenzia delle entrate. Tanti sarebbero i cittadini italiani che hanno già «autodenunciato» al fisco di possedere dei capitali all'estero. Si vocifera anche la cifra che lo Stato dovrebbe incassare attraverso la regolarizzazione: circa 3,4 miliardi di euro. Dati, questi, suscettibili di modifiche posto che la scadenza per la regolarizzazione è stata prorogata: inizialmente il termine ultimo era previsto per il 30 settembre ma poi, visto che il governo era in ritardo con alcuni decreti esplicativi, s'è deciso di dare più tempo ai professionisti che sbrigano le pratiche. C'è ancora una settimana di tempo utile, quindi, anche se la maggior parte di coloro i quali hanno deciso di aderire alla voluntary s'è mosso per tempo. Non solo: il termine di fine mese riguarda il giorno in cui va aperta la pratica presso il fisco italiano; ma poi ci saranno altri 30 giorni di tempo per presentare tutta la documentazione. La base imponibile, ossia i capitali emersi, toccherebbe la cifra di 40 miliardi di euro su una stima di capitali detenuti all'estero che parla di 200/300 miliardi. Al 5 novembre erano giunte all'amministrazione tributaria oltre 79mila istanze, con un aumento degli imponibili di 7,4 miliardi di euro e gettito fiscale aggiuntivo per 2,5 miliardi di euro. Al 14 novembre la cifra complessiva di maggiori entrate era già salita a 3,2 miliardi di euro.Matteo Renzi era stato sempre molto cauto nello sparare cifre riguardo il cosiddetto «tesoretto» che ne sarebbe derivato. «Nella legge di Stabilità metteremo poco - aveva giurato -; 2-2,5 miliardi di euro». Ma poi s'era lasciato sfuggire le reali aspettative: «Ma sono convinto che dalla Svizzera arriverà una cifra attorno ai 5 miliardi». Per ora la stima non raggiunge la somma sognata dal governo.Le risorse che lo Stato incasserà attraverso la voluntary andranno a coprire le clausole di salvaguardia previste dalle precedenti leggi di Stabilità e in particolare serviranno a scongiurare l'aumento delle accise sulla benzina. La maggior parte dei capitali emersi arriva dalla vicina Svizzera (circa l'80 per cento) grazie agli accordi firmati in gennaio tra Roma e Berna. A seguire, Lussemburgo, Liechtenstein, Monaco e quindi altri paradisi fiscali come le Isole Bahamas. Sarà un lavoro mostruoso anche per l'Agenzia delle entrate che, il prossimo anno, dovrà predisporre dai 300mila ai 400mila atti di accertamento considerando che ogni istanza riguarda dai tre ai quattro anni e che ogni atto di accertamento sarà riferito a una singola annualità.FCr