Riforme, Renzi vuol costringere i suoi alla conta

All'assemblea di martedì probabile un voto per formalizzare la posizione del partito. Il presidente del Consiglio mostra sicurezza sui numeri in Aula

In attesa di capire che tipo di battaglia parlamentare sarà, se di battaglia si potrà parlare, occorrerà prima capire che tipo di riforma del Senato sta venendo fuori. Il concetto, rafforzato dalle ricadute a catena su molti dei gangli cruciali del funzionamento delle istituzioni, non è ignoto neppure ai (presunti) padri e madri costituenti. Che, difatti, non si legano a nessuna versione di riforma.

Renzi e il proprio entourage vantano sicurezza soltanto sui numeri in aula. «Saremo compatti, vedrete», dicono. Tanto compatti che l'assemblea del gruppo, prima che comincino le votazioni in aula, dovrebbe finire con un voto che ufficializzi la posizione del Pd e tenga i buoi in stalla. Chi vorrà prendere altro partito, dovrà uscire allo scoperto. Dopo la ministro Boschi, è intanto il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, a confermare che il governo non vorrà impiccarsi a nessun albero che non sia un'approvazione in tempi stringati e la non eleggibilità dei senatori. «Discutiamo discutiamo, la sintesi avverrà in aula», dice con fare assai conciliante Guerini. Che razza di impianto allora verrà fuori dal lavoro d'aula potrebbe essere una vera sorpresa, con norme che potrebbero presentare profili di incostituzionalità. Tanto per fare qualche esempio di eterogenesi dei fini, viene fuori che la nuova assemblea sarà a composizione variabile, in quanto gli eletti dai Consigli regionali varieranno in proporzione «all'ultimo censimento generale». E, visto che non tutti i Consigli regionali sono eletti assieme, il Senato non scadrà mai. Intanto i senatori attuali, per tutelarsi nel non essere mandati a casa ad approvazione avvenuta, prima dei loro colleghi della Camera, si sono votati una norma di garanzia: «L'attuale Senato non potrà essere sciolto da solo, prima della Camera».

Chi potrà, si giocherà così le proprie chances per essere ricandidato alla Camera «di peso». Norma transitoria pure per il ruolo unico dei dipendenti di Camera e nuovo Senato: dai commessi ai funzionari, agli assistenti dei gruppi in delibera, tutti finiranno in un unico calderone (finché pensione anticipata lautamente non li accasi).
Pietro Grasso, che non vuole passare alla storia come «ultimo presidente» («Anche se cambia, ne avrà ancora uno», spiega), è stato anche l'ultimo a tentare di far ragionare il premier schiacciasassi. Si è tirato fuori un minuto prima di finire maciullato come «difensore della Casta». Ora è alla finestra, così come gli oppositori che si leccano le ferite e affilano le armi per la prossima, decisiva settimana. Fioccano giudizi negativi, dai Cinque stelle che si sentono discriminati per la bocciatura di tutti i loro 220 emendamenti, a Corrado Passera che sta sfruttando quello che definisce «l'ennesimo pasticcio della partitocrazia» per lanciare «Italia unica». Nichi Vendola vede nel «pasticcio» una trasformazione del Senato in «complemento d'arredo». E anche dentro Forza Italia si ragiona sulla riforma-chic: con la crisi che c'è, dicono, «parlare di riforma è come una discussione sui pasticcini più adatti al the verde».

Per il senatore (rimosso dalla commissione) Mario Mauro «tra Senato e Italicum si rischia il disastro». In effetti, il vero nodo politico dei prossimi giorni non saranno solo le (ultime?) scaramucce sul suicidio del Senato, quanto il sistema elettorale. Al di là delle questioni politiche, legate alla possibilità di urne anticipate e di tenuta dell'asse Renzi-Berlusconi, tranchant il giudizio di Roberto Calderoli, già «inventore» del Porcellum. «Rispetto all'Italicum la nostra vecchia legge elettorale, che ho definito una porcata, era un fiorellino. L'Italicum è un Porcellinissimus».

Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Sab, 12/07/2014 - 09:16

Fra le tante "cose" del furbetto che non sopporto c'è la sua particolare attitudine di cambiare le cose da un giorno all'altro. Aveva fatto un programma condivisibilissimo: nuova legge elettorale, elezioni, riforme. Appena salito al Colle ha cambiato tutto: governerà per 4 anni. Aveva annunziato la cancellazione del Senato, conscio della dannosità di un bicameralismo perfetto (quasi un unicum mondiale), e poi se ne è uscito fuori con il SENATO delle Regioni (?!?), una imbecillità clamorosa, per altro subito condivisa dalla "maggioranza per le riforme", quindi anche dal relitto del Cavaliere. Intanto la "nuova" legge elettorale è ferma alla prima stazione, ma evidentemente si tratta di una tecnica per evitare la possibilità di elezioni, che si presume infastidiscano il colle; per altro si tratta di una legge che fino a modifica della Costituzione è inapplicabile, quindi una "finta" legge. L'unica azione andata in porto, per ora, è l’art. 1 del DL degli 80€, che a lui è servito per stravincere le elezioni "europee, mentre gli avversari politici e i finti alleati fanno finta di niente, ignorando la palese incostituzionalità del provvedimento, probabilmente per non correre il rischio di perdere per sempre l'elettorato economicamente medio basso. Che dire? Pollice verso, a lui e a chi collabora per il mantenimento del governo delle chiacchiere, quelle che lui chiama riforme.

agosvac

Sab, 12/07/2014 - 12:12

La difficoltà principale della riforma del Senato è "cosa fare" dei 300 e più senatori che andrebbero a spasso??? E' per questo che tale riforma incontra tutte queste resistenze.C'è gente o, per meglio dire, gentaglia che è decine di anni che fa il senatore, come potrebbe rinunziare facilmente a tale posizione di privilegio??? L'errore principale è, secondo me, fare fare queste riforme ai diretti interessati che, ovviamente, non sono disponibili a perdere ciò che hanno acquisito dopo tanti anni. La cosa migliore sarebbe proporre dei referendum e fare decidere agli italiani. In questo modo non sarebbero più i diretti interessati a votare la loro distruzione ma tutti gli italiani che non vedono l'ora di liberarsi da tutte queste vecchie ed in qualche caso vecchissime cariatidi. La stessa cosa si dovrebbe fare per ridurre i parlamentari della Camera. Sperare che siano loro stessi a votare contro i loro privilegi, è follia: siamo noi italiani a volere e dovere liberarci di loro.

ARGO92

Sab, 12/07/2014 - 20:51

IL BATTITORE DI PENTOLAME E PIU INFAME DELLA VECCHIA CARIATIDE