Riforme, scontro sui tempi Renzi accelera sull'Italicum

Il presidente del Consiglio: nuova legge elettorale entro fine gennaio. Ma resta la montagna di emendamenti leghisti

L'orizzonte è ormai quello del 2015. Quando tra febbraio e marzo arriverà una sorta di doppio crash test per il governo Renzi e, di conseguenza, per la legislatura. Una partita che si giocherà nel giro di poche settimane sull'asse Roma-Bruxelles. Prima con la convocazione del Parlamento in seduta comune per l'elezione del successore di Napolitano che, salvo improbabili sorprese, lascerà il Quirinale a metà gennaio. Poi con gli esami di riparazione per il nostro debito pubblico, visto che insieme a Francia e Belgio l'Italia sarà sottoposta ad una nuova verifica dopo che la nostra legge di Stabilità non ha per nulla convinto l'Ue.

È questo, dunque, il vero imbuto che dovrà affrontare Renzi. Che ha ben chiara la situazione se ormai da giorni sta giocando parallelamente sui due tavoli. Non è un caso che dopo aver messo a segno il faccia a faccia con Prodi (anche con l'obiettivo di arginare quella minoranza interna al Pd che martedì è poi finita letteralmente spianata da Napolitano), ieri il premier si sia dedicato con grandissima attenzione al dossier europeo. Il primo tempo della sfida con Bruxelles, infatti, si inizierà a giocare oggi quando si aprirà l'ultimo Consiglio europeo del semestre di presidenza italiana. Con Renzi deciso ad ottenere maggiore flessibilità, a partire dalla richiesta di scorporare gli investimenti per le grandi opere dal patto di stabilità. I segnali, però, non sono certo di apertura, tanto che ieri Juncker ci ha tenuto a ribadire la sua preoccupazione per «il debito ancora troppo elevato di alcune realtà europee» che «rappresenta un ostacolo agli investimenti». Il braccio di ferro, dunque, è destinato ad andare avanti. E chissà se, come auspica il leader del Pd, potrà servire a qualcosa il bilaterale tra Renzi e Merkel in programma a Firenze in gennaio. Di certo, però, sarà l'occasione in cui testare gli umori di Berlino - e quindi dell'azionista di maggioranza relativa della Troika (Fmi, Bce e Ue) - in vista degli esami di riparazione di marzo. Un appuntamento chiave quasi quanto quello con il Colle, visto che una bocciatura avrebbe come probabile conseguenza il commissariamento dell'Italia.

Forse è anche per questo che nelle ultime settimane il leader del Pd avrebbe iniziato a mettere da parte la tentazione del voto anticipato. Bruxelles, infatti, ha già mandato a dire a Palazzo Chigi che la risposta dell'Europa sarebbe uno spread di nuovo sull'ottovolante e la Borsa in caduta libera.