Riina malato, ma può affrontare il processo

Per i giudici di Milano il capo di Cosa Nostra «è capace di intendere e volere»

Cristina Bassi

Milano Totò Riina è «un paziente estremamente fragile» e la sua cardiopatia lo espone «costantemente al rischio di morte improvvisa». Tuttavia, per i giudici del Tribunale di Milano, «è pienamente capace di intendere e di volere e quindi è capace di stare in giudizio».

Le condizioni di salute del «capo dei capi», da tempo al centro di aspre polemiche sulla possibilità di scarcerarlo, arrivano sul tavolo della Sesta sezione penale presieduta dal giudice Raffaele Martorelli. L'occasione è il processo in cui Riina è accusato di minacce al direttore del carcere di Opera Giacinto Siciliano. Nel corso dell'udienza di ieri si è discusso della capacità o meno dell'imputato di partecipare alle udienze (seppur collegato in videoconferenza). Il boss di cosa nostra, 87 anni a novembre, è ricoverato dal 25 gennaio 2016 all'ospedale di Parma in regime detentivo. La relazione del 4 luglio depositata agli atti e firmata da Michele Riva, primario di Medicina interna dell'Azienda ospedaliero-universitaria della città emiliana, ripercorre gli ultimi 12 mesi della degenza. La difesa di Riina, rappresentata dall'avvocato Mirko Perlino, ha chiesto di acquisire anche le cartelle cliniche e di sospendere il processo in vista di una perizia. «Il mio assistito - ha detto il legale - non capisce ciò che gli viene detto. Non si può esprimere e non è in grado neppure di prendere in mano una cornetta per parlare con il difensore, gliela deve tenere un agente penitenziario». Il pm Bruna Albertini ha invece sostenuto che la documentazione acquisita è sufficiente. I giudici hanno appunto stabilito sulla base degli accertamenti medici ritenuti esaustivi che l'imputato può sostenere il processo. Riva scrive infatti che «è vigile e collaborante, discretamente orientato nel tempio e nello spazio». La Corte ha sottolineato che l'ordinanza non entra nella questione della compatibilità dello stato di salute del «capo dei capi» con il carcere. Riina, spiegano i giudici milanesi, «nelle precedenti udienze ha interloquito con i suoi difensori (oltre a Perlino, l'avvocato Luca Cianferoni, ndr)». Scrive ancora il Tribunale: «Si tratta di un soggetto di età avanzata e affetto da patologie gravi (tra l'altro, una doppia neoplasia renale, ndr). Ma qui non è in discussione la sua capacità detentiva. Non ci sono dubbi che può stare in giudizio». Il processo dunque va avanti. La prossima udienza è il 17 ottobre.

La relazione del primario aggiunge che Riina ha difficoltà a muoversi e che spesso preferisce rimanere a letto. Anche se «giornalmente viene assistito da un fisioterapista nel compiere alcuni passi». È ricoverato in una stanza «dotata di un letto articolato, con materasso antidecubito, di una sedia a rotelle, servizio igienico, climatizzazione e finestra schermata con luce naturale». È infine «completamente dipendente in tutti gli atti quotidiani, ad eccezione dell'alimentazione. Riesce ad assumere pasti frullati in autonomia. L'eloquio è scadente ed è sempre più difficile comprendere quanto dice, sia per l'inflessione dialettale che per la mancanza di protesi dentarie ma soprattutto per l'esaurimento della capacità fonatoria».